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BERSERK: UN TAPPO DI TROPPO
di
Il Pellegrino
Ero sicuro che il tappo sarebbe stato una rovina.
Dei meriti di Berserk si è parlato anche in questo sito: è un'opera che ha certamente avuto un periodo di altissima qualità, coincidente con la saga detta "del flashback".
Fu un momento di gran fumetto, con tante frecce al proprio arco: per cominciare la cura dei personaggi, non solo nelle singole caratterizzazioni, ma anche nel loro azzeccato mix.
Quindi, la serie di livelli toccati dalla narrazione, che andava dagli intrighi di corte al romanzo autobiografico, dalla riflessione sull'umano destino alla storia d'amore, in una costante rivisitazione di un gran numero di classici stilemi narrativi (come sottolineato in un buon articolo del nostro Kumagoro).
Un enorme motivo di merito era l'ambientazione, a più livelli.
Sotto l'aspetto puramente "topologico", essa si discostava nettamente da quella che viene comunemente etichettata come lo standard fantasy.
Ci trovavamo alle prese con un ambiente cupo, oppressivo e disperato: poche notti stellate e serene ci venivano mostrate, parentesi di quiete prima di una nuova tempesta. La vita che ci veniva illustrata era dura e brutale, fin dal primo episodio. Soverchierie da parte dei potenti, l'ombra di una guerra centenaria, gli stessi rapporti interpersonali virati nell'ottica di un rapporto dominante-dominato.
Questa tendenza si ripeteva, e s'intensificava, fin sul piano metafisico, a farla diventare una concezione del mondo. Le stesse regole dell'Universo venivano improntate alla crudeltà.
Basta vedere come qualsiasi forma di soprannaturale avesse una sfumatura sinistra: non è permesso giocare con le energie arcane senza correre il rischio di scottarsi. Ottenere potere tramite mezzi sovrannaturali comporta un sacrificio immane, e non è detto che il successo non equivalga a un fallimento. Non a caso il Bejelit si attiva solo di fronte alla totale disperazione.
L'universo come ambiente ostile all'uomo: l'umanità è schiacciata da una legge, la "Mano di Dio", che la relega a semplice burattino del fato.
Emanazione, più che causa di questa legge era il quartetto, poi quintetto, degli esseri più potenti del mondo di Berserk.
Gli apostoli, per primi, sono diventati quello che sono per colpa di un'ossessione monomaniaca. Tutti quelli che ci vengono mostrati hanno una motivazione fortemente egoistica che li ha portati alla completa disperazione e quindi a sacrificare, di fronte al Bejelit, quanto li rendeva attaccati all'umanità.
Il processo si ripete per gli stessi cinque della Mano di Dio, solo in scala più grande: niente cambia, la regola è la medesima. Sono i rapaci, i frustrati, gli egoisti e i disperati a godere dei privilegi del destino, solo per diventare predatori più pericolosi.
Persino quella che dovrebbe essere una manifestazione positiva, il Cavaliere del Teschio, veniva tratteggiata in maniera estremamente cupa, in dipendenza di una leggenda di sangue, e i suoi modi sembrano improntati più alla vendetta, che a un qualche principio equilibratore.
In questo ambiente si muovevano due figure che, a modo loro, erano in lotta con l'universo. Due persone che non accettavano un destino da burattini, e il cui percorso e la cui lotta col fato li ammantava di un'aura di gigantismo.
L'ambiente, quindi, assumeva valenza "psicologica". Esso era legato a filo doppio alla caratterizzazione dei personaggi: è, anzi, determinante a questo scopo.
Prendiamo Gatsu: che statura avrebbe avuto la sua figura in un altro corpus di regole? E che credibilità? Sarebbe stato un uomo eccezionale (in un mondo che premia chi picchia più forte), o solo una singolarità rifiutata dagli altri, in un mondo meno cupo?
Grifis: quanta giustificazione, a livello puramente narrativo, avrebbe avuto la sua ambizione? Se le regole dell'universo non avessero premiato gli ambiziosi, avrebbe scelto un'altra via? Sarebbe rimasto un capo carismatico, o sarebbe stato additato come criminale? In quel mondo la sua è una scelta "realista", in un altro avrebbe potuto essere degenere.
Per mettere in scena la tragedia umana, occorre il teatro adatto.
L'interazione ambiente-narrazione-personaggi era una macchina perfettamente oliata, l'equilibrio e l'intersezione delle tre sfere era un efficace strumento per incollare letteralmente il lettore alla pagina, fornendo spunti, riflessioni, aiuti all'immedesimazione (quanti di noi, in fondo, non si sono mai sentiti ostacolati dal mondo intero?).
Purtroppo, pero', c'era il tappo.
Quel fastidiosissimo elfo svolazzante, unica manifestazione totalmente positiva delle forze mistiche.
E unica crepa nell'ostile universo di Berserk.
E, com'era prevedibile, la crepa si è allargata.
Nell'ultimo numero della serie si è deciso che il tappo non poteva essere un'eccezione: ecco quindi arrivare nuove manifestazioni "buone" del sovrannaturale. Esseri provenienti dall'immaginario favolistico, streghe buone, che utilizzano la magia senza enormi rischi o sacrifici. Incasellamento delle manifestazioni positive o negative della preternaturalità in "piani" variamente stratificati (quando parte della forza della serie consisteva nel fatto che ogni manifestazione facesse parte dello stesso calderone, della stessa struttura dell'universo). L'abbandono della lotta per emergere sullo stesso destino, per una visione consistente in forze "buone" e "cattive".
Se da una parte questo processo potrebbe avere risvolti positivi, grazie all'ampliamento di prospettive che comporta un buon uso di questa nuova concezione dell'universo di Berserk, alla possibilità di poter scrivere, utilizzando queste due forze in maniera dialettica, di un più amplio insieme di concetti, al maggior numero di escamotage fra cui scegliere per una soluzione della storia, dall'altra potrebbe avere effetti tremendamente negativi: un utilizzo standardizzato dei nuovi elementi potrebbe annullare la peculiarità di Berserk in campo fantasy (peculiarità, più che assoluta innovatività, in quanto, in letteratura, se ne poteva trovare un analogo nell'Elric di Melnibonè di Michael Moorcock) riducendolo a un banale Sword & Sorcery.
Di certo, già l'esistenza di questa nuova concezione ha completamente spazzato via uno dei più profondi e intriganti livelli di lettura di Berserk.
E tutto per quel maledetto tappo...

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