 |
GEA: BALUARDO DELL'INNOVAZIONE?
di
InvernoMuto
L'intervista di Prospettiva Globale a Luca Enoch ci fornisce l'occasione per approfondire i meriti e i limiti di quella che è forse l'opera più innovativa ma allo stesso tempo
chiacchierata del parco testate di Via Buonarroti.
La volontà di forzare l'attitudine tradizionalista dei prodotti e, di conseguenza, dei lettori della Sergio Bonelli Editore è evidente a partire dall'editoriale (scritto come consuetudine da Sergio Bonelli in persona) del primo numero di Gea, uscito nel mese di giugno del 1999, in cui il lavoro del suo autore, Luca Enoch viene programmaticamente definito "insolito" e "indipendente", e presentato come una scommessa, un tentativo di conquistare sia il pubblico abituale della casa editrice milanese, sia i lettori più attenti alla diversità di proposte presenti sul mercato. A distanza di quasi quattro anni e otto numeri del fumetto di Luca Enoch, la situazione e` abbastanza matura per tirare conclusioni sufficientemente bilanciate sull'effettivo valore dell'operazione editoriale e artistica più ambiziosa e rischiosa che si sia tentata in Via Buonarroti negli ultimi anni.
Il rischio e l'ambizione non stanno tanto nella decisione di affidare una testata a bassa periodicità a un autore che ne curi direttamente testi e disegni; questo, casomai, è stato il presupposto per attivare una collaborazione proficua e duratura con Luca Enoch, che andasse oltre i pochi episodi scritti e disegnati dall'autore milanese per Legs Weaver.
La sfida consisteva piuttosto nel consolidare alcune scelte stilistiche e tematiche innovative, che i lettori più attenti avevano già incontrato sulle pagine dei personaggi meno classici della Sergio Bonelli Editore, come il superamento della griglia bonelliana, spesso presente su Nathan Never, oppure l'uso di un linguaggio dalla forte impronta brillante e giovanilistica e il richiamo all'estetica manga, apparsi fin dai primi episodi di Legs Weaver.
Gea nasce cioè per andare incontro al lettore stanco dell'eroe monolitico e delle sue avventure seriali, come pure dell'antieroe tormentato e delle sue insicurezze adolescenziali, al lettore che cerca avventura e azione raccontate con stile qualitativamente rigoroso ma non per questo ingessato, al lettore giovane che preferisce personaggi realmente adolescenti piuttosto che eternamente adolescenti, che vivano di azione concreta più che di ricordi (ogni eventuale riferimento a Indagatori dell'Incubo realmente pubblicati è puramente voluto).
Quest'intenzione emerge immediatamente da un'analisi della protagonista. Gea è una ragazzina di quattordici anni, un’adolescente metropolitana dal look tra il comodo e l’apparente trascurato, maliziosamente dark a causa di un paio di occhialetti da sole che è costretta a portare anche di giorno a causa di una forma di fotofobia acquisita. Sì, perché Gea è anche un Baluardo, una sentinella allenata alle arti mistiche del combattimento, alle dipendenze di un misterioso Zio che la incarica di dare la caccia a demoni e affini casualmente o volutamente finiti nella nostra dimensione, con l’obiettivo di ricacciarli nel piano di esistenza di provenienza. E i baluardi sono tutti fotofobici, come ci illustra l’efficace sequenza onirica che appare nel primo episodio di Gea, intitolato programmaticamente "Il baluardo": il primo incontro della protagonista con la sua futura missione risale ad un incidente automobilistico in cui Gea perse entrambi i genitori, capitando nel bel mezzo di uno scontro tra un pericoloso demone irsuto ed un baluardo, che in punto di morte trasferì i suoi poteri alla ragazzina tramite uno sguardo luminoso che le procurò la caratteristica fotosensibilità. Da quel giorno, Gea è vissuta come un’orfana, insieme al suo famigliare Cagliostro, un vispo gatto nero che la guida nelle sue missioni, e a tre buffe creaturine gommose perfette per mettere in scena siparietti umoristici. I suoi ferri del mestiere sono un impianto di posta pneumatica e un vecchio telefono a manovella con cui comunica con l’invisibile Zio, un basso elettrico che nasconde la spada magica con cui sconfiggere le creature ostili o aprire varchi verso altre dimensioni, e una vasta biblioteca di testi mitologici e occultistici su cui studiare e reperire informazioni riguardo i demoni e le tecniche con cui affrontarli.
La formula vincente di Gea sta in sostanza nella doppia natura della protagonista, che risulta evidente anche nell’articolazione narrativa delle storie: da una parte una ragazzina spigliata, forzatamente autosufficiente, intellettualmente curiosa – la sua collezione di dischi spazia da Tom Waits a Eminem, le sue letture da Calvino a Rat Man – creativa e intraprendente; dall’altra, la giovane sentinella che affronta le proprie missioni con leggerezza e ironia ma non senza impegno e audacia.
Gli episodi di Gea si snodano cioè lungo due assi: il rapporto della protagonista con gli amici, le feste, i concerti, la scuola, e la crescita spirituale come baluardo, fatta di frustranti e talvolta disastrosi allenamenti (troppo spesso l’energia scaturita dalla spada finisce per sfondare pareti e cartelloni pubblicitari, oppure i fenomeni di levitazione e teletrasporto si verificano nei momenti meno adeguati), lunghe sedute di studio su antichissimi testi in sanscrito, balzane rassegne stampa sui periodici più dozzinali alla ricerca di notizie strampalate indici di possibili intrusioni, stancanti cacce notturne (allietate dalla voce rauca di Bruce Springsteen, ingabbiata negli auricolari del walkman), bizzarri faccia a faccia con creature talvolta miti e paciose ma più sovente letali e mostruose.
Ne risulta una narrazione frizzante, in cui il quotidiano e l’avventura si sposano perfettamente grazie alla personalità della giovane protagonista, che affronta gli eventi con immutato entusiasmo e brillante pragmaticità. L’abilità di Luca Enoch sta nella capacità di alternare con leggerezza ma non senza rigore tecnico sequenze narrative diversissime per tono ed argomento.
Così, nell’episodio "Il baluardo" possono convivere le goffe e strampalate indagini dell’impacciato e ridicolizzato agente dei Servizi di Sicurezza Diddly, responsabile dell’ufficio Contatti Alieni, e la truce morbosità della Diva, alias Ardat-lili, demone diafano appartenente alla Triade Oscura, dedita a nefandezze innominabili tra cui il vampirismo e una sorta di perversione di stampo pedofilo. Allo stesso modo, Enoch riesce a tratteggiare con la medesima efficacia i personaggi del Pesante e del Nero nell’episodio "La via del Nero". Il primo è un esilarante baluardo volgare, rozzo e maledettamente invadente, ricalcato sulle sembianze del John Belushi più trucido, inviato dallo Zio con il compito di aiutare Gea ad affrontare il Nero, un baluardo rinnegato, esperto, spietato, sadico e letale. E nel corso della serie si susseguono con naturalezza i Satiri ridanciani e libertini, l’Orco malinconico ed impaurito, l’invasato Clive con il suo pesante rimorso (rispettivamente negli episodi "Il corteo di Dioniso", "L’orco", "La crociata di Clive").
Tanto per ribadire quanto Enoch riesca ad inserire nella sua opera elementi decisamente innovativi per il tradizionalmente algido campo bonelliano, si sfogli l’episodio "Dove scorre l’acqua", dove compare una scena di sesso indubbiamente ironica ma decisamente esplicita – certo, non si vede praticamente nulla, ma si capisce tutto – in cui Leonardo – esuberante batterista costretto sulla sedia a rotelle – pratica un energico cunnilinguus a Gea, portandola addirittura ad elevarsi fino alla dimensione estatica, un piano di esistenza puramente spirituale in cui Leo ritrova la sua integrità fisica e pensa bene di approfittarne per avere un rapporto sessuale completo con l’indifesa ma compiacente baluarda.
Il sesso assume cioè un’evidente funzione esplorativa e salvifica, si realizza nel raggiungimento di una realtà altra, se non superiore. L’episodio "Il corteo di Dioniso" è stato addirittura oggetto di alcune polemiche per la connotazione consolatoria, accondiscendente e sostanzialmente positiva attribuita persino a quello che è, a tutti gli effetti, uno stupro di gruppo ad opera dei voluttuosi satiri a discapito di una comitiva di studentesse rapite.
Emerge chiaramente, in sostanza, un’assoluta libertà nell’affrontare le tematiche del sesso e della corporeità: nell’episodio "La crociata di Clive", ad esempio, viene presentata una sequenza ambientata nel piano astrale – il non-luogo in cui i baluardi si riuniscono in forma spirituale – in cui Enoch rappresenta i personaggi completamente nudi, e non rinuncia a disegnare particolari anatomici che in altre testate bonelliane sarebbero stati pudicamente coperti da ombre o veli strategici.
In più di un’occasione c’è poi la rappresentazione disinvolta dell’uso di sostanze psicotrope. Non che si possa accusare Enoch di istigare al consumo di stupefacenti: al contrario, l’autore spiega con dovizia di particolari documentati come l’esplorazione spirituale e l’espansione della conoscenza indotte da funghi ed erbe allucinogene, con scopi rituali, sia una costante comportamentale di numerose culture. Anche in questo caso, l’autore integra perfettamente approfondite spiegazioni antropologiche e mistiche con risvolti buffi come le sbornie di Gea successive ai viaggi indotti nelle dimensioni estatiche (il riferimento è all’episodio "La via del Nero").
Lo stile narrativo di Luca Enoch è inoltre caratterizzato dalla funzione estremamente espressiva del lettering, arricchito da invenzioni grafiche, come simboli iconici e variazioni nello stile del carattere, che centrano pienamente l’obiettivo di caratterizzare la parlata dei personaggi adolescenti. E anche i disegni, solitamente realistici e particolareggiati, spesso ammiccano allo stile deformed di matrice nipponica.
L’obiettivo è evidentemente quello di coniugare la disinvoltura tematica con uno stile fortemente espressivo, raggiungendo un equilibrio in cui ogni vignetta matura l’obiettivo di comunicare al lettore quante più informazioni possibili, per mezzo di un mix bilanciato di parole, simboli, disegni.
Finora si è delineato un profilo di Gea essenzialmente positivo, mettendone in luce gli aspetti innovativi dal punto di vista tematico ed efficaci dal punto di vista formale, ma è bene anche ricordare l’esistenza di alcuni ingranaggi che scricchiolano nella macchina narrativa. Se Enoch è perfettamente in grado di integrare commedia adolescenziale e avventura, gag al limite del demenziale e misticismo, creaturine buffe e mostri ancestrali, meno riuscita è la pretesa di approfondimento sociale e politico nelle trame.
La capacità di esprimere toni di narrazione diversissimi tra loro va sostanzialmente in crisi quando l’autore sembra farsi carico di comunicare l’importanza di tematiche come l’ambientalismo, il rispetto delle minoranze, l’integrazione sociale del diverso. Si assiste in sostanza a una sorta di emergenza educativa, una smania di insegnare al lettore cosa è giusto e cosa è sbagliato, sviscerando, analizzando e ovviamente stigmatizzando le ingiustizie della società, utilizzando talvolta uno stile più adatto ad un pamphlet che ad un racconto d’avventura.
Chiaramente, in questa sede non si vuole assolutamente negare al fumetto d’evasione, né tantomeno al fumetto tout-court, il diritto, la capacità e la possibilità di esprimere l’indagine o l’impegno sociale.
È tuttavia necessario valutare quanto Enoch riesca ad integrare l’impegno con l’avventura e la commedia: laddove i diversi toni dell’evasione convivono in maniera equilibrata si assiste purtroppo a brusche interruzioni di ritmo e lucidità narrativa non appena l’autore incarica i suoi personaggi di affrontare tematiche di rilievo sociale.
Il problema fondamentale nel caso di Gea è che le idee dell’autore vengono banalmente dette, più che mostrate: Enoch si limita a mettere in bocca ai protagonisti le sue convinzioni, i suoi motivi di denuncia, persino quelli che possono sembrare degli insegnamenti morali, ma fatica a mostrare veramente le sue istanze. Il risultato è che la narrazione finisce per appesantirsi ed appiattirsi su lezioni decisamente sterili, e in ultima analisi rischia di fallire nel comunicare quanto vorrebbe l’autore.
A quest’incertezza formale si aggiunge un’ulteriore banalizzazione di tipo sostanziale, che consiste nella riproposizione di una visione manicheistica dei conflitti, assolutamente adeguata al racconto avventuroso di Gea, che prevede buoni e cattivi, ma decisamente semplicistica quando l’autore mette in scena la realtà sociale.
Il massimo esempio di questa inadeguatezza è probabilmente l’episodio "Madre di violenza", in cui Enoch affronta la tematica del razzismo. Da una parte, si notano sequenze in cui il flusso narrativo viene quasi sospeso, per non dire violentemente interrotto, quando i protagonisti, Gea, Leonardo, e gli altri membri della band, si trovano a ragionare sulla valenza sociale e il ruolo ghettizzante assunti da parole come "immigrato clandestino". Discussione interessantissima e documentata, ma troppo ingessata ed autoreferenziale, più adatta ad un trattato di sociologia che ad un racconto. Dall’altra parte, si mette in scena un conflitto tra una spietata task-force di xenofobi organizzati, che insanguinano la città con spedizioni mortali contro gli immigrati, e un integerrimo poliziotto magrebino. Si ottiene così l’infelice risultato di banalizzare e polarizzare una piaga sociale come il razzismo, che invece è purtroppo caratterizzata da una forza strisciante ed endemica, effettivamente basata più sull’ignoranza e l’indifferenza diffuse tra la gente comune che sulla violenza criminale di gruppi più o meno minoritari ed estremisti.
Si assiste alla medesima semplificazione manicheistica nell’episodio "Dove scorre l’acqua", in cui tutte le autorità costituite (dall’amministrazione cittadina alla polizia), gli imprenditori, e persino gli operai edili sono presentati come beceri inquinatori ansiosi di menare le mani pur di poter costruire una bretella autostradale nel luogo in cui sorge una quercia secolare, presidiato da attivisti ambientalisti dall’animo pacifico, che aspettano le cariche della polizia bardati con tenute antisommossa fatte in casa.
È chiara l’esigenza di Enoch di inserire nelle sue storie tematiche sociali, comunicare al lettore tutto il suo sdegno nei confronti dei comportamenti intolleranti e incivili, e sarebbe assurdo pretendere chi vi rinunciasse, anche perché questo significherebbe negare al fumetto qualsiasi capacità di indagine e produzione di significati e riflessioni sulla realtà. Tuttavia, nel caso di Gea l’emergenza del dire finisce irrimediabilmente per compromettere l’efficacia del mostrare e del raccontare.
[RIFERIMENTI]
In edicola:
1) Il Baluardo
Giugno 1999
Il primo numero della serie: vengono presentati Gea e la sua missione, i suoi amici e compagni di scuola, la Diva e Diddly. Facciamo anche conoscenza con il primo intruso: un presunto pluriomicida condannato alla sedia elettrica.
2) Il corteo di Dioniso
Novembre 1999
Entrano in scena i comprimari più importanti di Gea: il rude Sigfrido e il batterista Leonardo. La protagonista si trova alle prese con una tribù di satiri gioviali e libertini.
3) Storie di spettri
Giugno 2000
Gea affronta un gruppo di creature fatte di luce ed elettricità, e, per la prima volta nella sua pur breve carriera di Baluardo, viene chiamata a far parte di un'azione coordinata insieme a un gruppo di "colleghi".
4) Madre di violenza
Novembre 2000
Una cellula di razzisti assassini si scontra con una famiglia di immigrati clandestini le cui origini sono molto più lontane e aliene di quanto possano sembrare.
5) La via del Nero
Giugno 2001
Il Nero, un Baluardo potente ed esperto, ha tradito. Toccherà alla giovane Gea affrontarlo, grazie all'intervento di un inaspettato e invadente aiutante: il Pesante!
6) L'orco
Novembre 2001
Gea si trova a collaborare con un possente orco verde, che non mangia i bambini, ma li vuole salvare da mostri ben più reali e spietati.
7) La crociata di Clive
Giugno 2002
Il folle rimorso dell'invasato Clive, ex militare sudamericano, offrirà a Gea l'opportunità di affrontare direttamente la Diva e le sue creature ancestrali.
8) Dove scorre l'acqua
Novembre 2002
Quando l'uomo non ha rispetto per la natura, le Nereidi e le Driadi gridano vendetta, seminando amore e morte.
Sul web:
La pagina ufficiale di Gea
http://www.sergiobonellieditore.it/auto/cpers_index?pers=gea
Il sito ufficiale di Luca Enoch
http://www.lucaenoch.it/
La sezione dedicata a Gea di UBCfumetti
http://www.ubcfumetti.com/gea/
Stuprate si', ma simpaticamente…, un intervento sulla tematica dello stupro del numero 2
http://www.ubcfumetti.com/dopo/9912c.htm
Gea e lo stupro "naturale", la risposta di Luca Enoch
http://www.ubcfumetti.com/dopo/0001b.htm
Sito dedicato a Sprayliz
http://www.see.it/ok/sprayliz/

|