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INTERVISTA A LUCA ENOCH
di
Skalda
Gea e la Bonelli
Partiamo da Gea, il tuo impegno maggiore attualmente: testi, disegni e copertina. Ogni sei mesi. Sei soddisfatto di questi primi 8 numeri? Vorresti cambiare qualcosa, se potessi?
Ogni volta che si riguarda una vecchia storia si vorrebbe cambiare qualcosa. Per lo più si tratta di dettagli anatomici, uno sfondo tirato via; raramente riguarda il soggetto o la sceneggiatura. Succede che a posteriori ci venga in mente uno svolgimento di una scena migliore di quello pensato a suo tempo. Ma questo è fisiologico; come autore non sono mai pienamente soddisfatto delle mie opere. Si tratta credo di una salutare tensione creativa.
Potresti descriverci come funziona l'accordo fra te e Bonelli per Gea, dal punto di vista della proprietà del personaggio (copyright E trademark), delle storie già pubblicate da Bonelli e di eventuali storie successive? Hai solo un page-rate fisso o anche una partecipazione agli utili e royalties? Eventuali diritti cinematografici e di merchandising?
Si tratta di un contratto standard, come per le altre serie bonelliane; alla consegna delle tavole, ottengo un pagamento per cessioni di diritti di prima pubblicazione, per cui mi vengono riconosciuti i pagamenti anche per eventuali ristampe. Inoltre, dopo un certo punto di vendita, mi sono riconosciute anche delle royalty in percentuale sul prezzo di copertina.
C'è un controllo preventivo delle tue tavole da parte di Bonelli o altri, prima della pubblicazione? Ti sei mai trovato a dover togliere o modificare qualcosa a causa di pressioni dalla casa editrice, o hai dovuto difendere una tua idea da pressioni esterne?
Il controllo editoriale viene svolto attivamente alla Bonelli e questo è un importante elemento che la distingue da altre case editrici di fumetti che ho frequentato. Sergio Bonelli è un vero editore che conosce e ama ciò che stampa; altri cosiddetti editori potevano stampare fumetti e fotoromanzi, per loro sarebbe stato lo stesso. "Commercianti di carta stampata"era la felice definizione di Marcello Toninelli, tanto per citare un mio nume tutelare.
E` previsto un termine per la serie di Gea? Se sì, attorno a quale numero? Sono previste storie affidate ad altri autori, sulla serie regolare o su eventuali spin-off?
La mia idea, sempre che le vendite restino soddisfacenti, sarebbe quella di terminare la parabola narrativa di Gea allo scadere del mio contratto, che è decennale e quindi comprende venti numeri. Ci sono due opzioni: una a breve termine (Gea chiude anzitempo) che prevede un ritorno agli inizi, in un sorta di loop temporale. La seconda a lungo termine (a scadenza naturale del contratto) che contempla un evento catastrofico alla "Akira", con un radicale stravolgimento dell'ambiente narrativo. L'Apocalisse, in poche parole.
L'impegno politico nei fumetti di Enoch
La rappresentazione di problematiche sociali, etiche e politiche è una costante di Gea. Credi che si tratti di una risposta ad un'esigenza puramente personale (esprimere chiaramente quello che pensi), oppure le attribuisci un valore educativo nei confronti del lettore, o, al limite, di denuncia?
Non cerco una valenza educativa nel fumetto e, se lo facessi, credo fallirei miseramente. L'aspetto educativo necessita dell'accordo delle controparti, è un sistema biunivoco. Occorre che ci sia una parte che offra il suo insegnamento e un'altra che lo accetti; i ruoli, cioè, devono essere definiti e concordati. Questo non esiste nella letteratura; l'autore può avere tutte le motivazioni didattiche che vuole ma se il lettore non lo considera come insegnante c'è poco da fare, la sua opera non avrà alcun valore educativo su questi. Penso sia una questione strettamente personale, che stia unicamente nell'interpretazione del lettore. Io posso affrontare un libro - o un opera a fumetti - semplicemente divertendomi e un altro potrebbe uscire invece trasformato e arricchito da questa esperienza, questo indipendentemente dalle intenzioni dell'autore.
Per quanto mi riguarda, nelle mie storie amo inserire temi e argomenti che mi appassionano, mi indignano e o che semplicemente mi piace condividere con i lettori. C'è ovviamente una spinta personale a parlare di ciò che mi piace - o mi spiace - e anche un'esigenza di denunciare fatti e atteggiamenti riprovevoli, sempre dal mio punto di vista, che può essere recepito o meno dal lettore.
Molto spesso le tematiche sociali e politiche vengono rappresentate nel tuo fumetto secondo un impianto decisamente manicheistico. Proprio come avviene nelle tue trame avventurose, in sostanza, ci sono chiaramente dei "buoni" e dei "cattivi". In "Madre di violenza", giusto per citare un facile esempio, metti in scena un commando di razzisti estremamente violenti, aggressivi, sadici e spietati. Non credi che questo tipo di struttura sia in un certo senso controproducente, in quanto certe devianze sociali sono purtroppo più diffuse ed endemiche, ma in forme molto meno facili da riconoscere e quindi molto più pericolose? Riprendendo l'esempio di "Madre di violenza": non temi che un eventuale lettore che veda i razzisti identificati con dei pazzi assassini possa tranquillamente scendere in piazza a sfilare in un corteo contro la costruzione di una moschea, sentendosi, al confronto, la persona più tollerante, civile, e democratica di questo mondo?
Uno che si oppone alla costruzione di un luogo di culto e poi si sente una persona tollerante e civile deve proprio avere la faccia come il culo, oppure essere un vero nativo padano! Inoltre, ricollegandomi alla risposta precedente, non avendo - e neppure prevedendo - alcun intento educativo nelle mie storie, non considero nemmeno l'eventualità di un'influenza diseducativa, a meno di non cadere nel patologico: anche leggendo la Bibbia uno può essere portato a credere sia giusto distruggere i luoghi di culto altrui (Esodo 34, 13-14). Oltretutto quella è parola di Dio, mica di un profeta minore come Enoch ;-P
Citi "Madre di violenza" come esempio di manicheismo. C'è stato chi mi ha rimproverato di aver messo razzisti tutti feroci e immigrati tutti bravi e buoni, un bel tratteggio in bianco e nero senza alcuna sfumatura. Eppure i primi immigrati che appaiono nella storia sono due orientali che rapinano un tassista, due criminali. E tra le vittime della cellula c'è anche uno spacciatore di eroina, mica paglia. Lo stesso gruppo dei razzisti non è così monolitico come suggerisci; a me interessava contrapporre la figura dell'ideologo, disposto a qualunque nefandezza per il suo folle progetto di ingegneria sociale, e quello della giovane recluta, la cui ostilità verso gli immigrati era tutto fuorché ideologica. Il tassista rappresenta il terzo polo, il gregario ottuso, il bruto, quello che fa lottare i cani, si pavoneggia con le armi e si diverte a sparare a bersagli umani. In altri lidi avrebbe potuto essere un paramilitare serbo che uccide i civili bosniaci cantando canzoni nazionaliste, per poi tornare, a guerra finita, a far vita normale, riducendo i suoi massacri ad aneddoti da bar sport.
Diverso era il caso dei naziskin investiti dalla moto di Sprayliz. In questo caso tutto si riduceva ad un tormentone comico. Lo facevi perché la Star Comics ti aveva imposto un certo comportamento, o semplicemente ti sembrava una gag efficace?
Tutta farina del mio sacco, nel bene e nel male. Il mio in realtà era un pio desiderio: veder scomparire i nazi non sconfitti in una cruenta lotta politica o gettati in galera, ma annientati dall'indifferenza e dalla distrazione delle persone comuni: casalinghe che ingranano la retromarcia invece della prima; autotrasportatori in ritardo con la consegna; traslocatori che fissano male le cinghie del paranco che issa un pianoforte a coda; manovali delle fognature che dimenticano tombini aperti, operai edili che scordano di tirare il freno a mano della betoniera, ecc... "Oggi le comiche", il neo nazionalsocialismo schiantato dal ridicolo.
In tutte le tue opere, da Sprayliz ai Legs a Gea, si nota una certa visione salvifica del sesso: il sesso non è solo descritto sempre come un fatto positivo in ogni caso (cosa che ha provocato anche polemiche all'epoca della storia sui satiri), ma anche come gioco e persino come fonte di "illuminazione" e scoperta di sé stessi (anche se questo più spesso in Sprayliz). È questa la visione del sesso che hai anche nella vita "reale", o è una tua scelta "politica" il rappresentare il sesso sempre in questa maniera? Cosa pensi dell'erotismo e della pornografia? (in generale, e in particolare vedendo l'erotismo e la pornografia pubblicati ora in Italia).
Non l'avevo mai vista da quest'ottica
visione salvifica? Credo questo faccia parte della critica letteraria, a cui l'autore deve solo soggiacere e non mettere becco. La mia visione del sesso nel fumetto è sempre stata sensuale e ludica, molto "leggera" dunque, senza morbosità né sensi di colpa ma nemmeno con grandi coinvolgimenti sentimentali. Il caso dei satiri è ancora diverso; là c'era l'esigenza della procreazione e tenevo a evidenziare criteri morali ed etici radicalmente diversi - se non opposti - a quelli a cui siamo abituati.
Enoch e la politica, interna ed estera
In questi tempi di "guerre preventive", nel fumetto americano si stanno levando voci critiche, o che perlomeno tentano di porre dubbi e interrogativi in faccia alle certezze dei lettori. Si tratta perlopiù di autori europei (come Mark Millar o Alan Moore), perfettamente integrati nel mercato mainstream statunitense. Hai anche tu intenzione di parlare più esplicitamente della precaria situazione internazionale in uno dei futuri numeri di Gea? In che termini?
Non ci sono spazi nelle storie bonelliane per temi di attualità politica, soprattutto in tempi ipersensibili come questi, in cui se non sei schierato da una parte sei automaticamente schierato da quella opposta.
Periodicamente invii ad alcuni amici e conoscenti e-mail e messaggi nei quali commenti le ultime notizie interne ed internazionali. Spesso fai addirittura dei disegni ad-hoc, ricordo ad esempio "Burlesq-oni", "The real black block", e "First aid". Come nascono questi disegni? Ti piace fare satira?
I disegni nascono come pulsione interiore insopprimibile; succede qualcosa, uno dice qualcos'altro e mi viene spontaneo intervenire nella forma espressiva che mi è propria. A volte è un'immagine che accende la scintilla creativa, come quella dei grandi della terra in posa per la foto, tutti vestiti di nero, che ammirano le montagne canadesi dalla terrazza. Immaginarli mentre osservano, come novelli Nerone, le fiamme da loro stessi appiccate è stato immediato.
Secondo te "La società italiana sta diventando sempre più bacchettona"? Se sì, a cosa ne attribuisci la colpa, e prevedi che questo ti possa portare in futuro (o magari ti abbia già portato) a subire limitazioni alla tua libertà di espressione?
Bacchetona? Con tutte le poppe e i culi che prorompono dallo schermo in qualunque quiz delle sette di sera in poi? Diciamo piuttosto ipocrita. È l'ipocrisia tipicamente italica che ti porta a svestire ragazze sempre più giovani in televisione perché fa audience e poi a negare la corretta informazione ai ragazzi in materia di educazione sessuale. Al simpatico quiz di canale 5 il simpatico Gerry Scotti ti saluta in elegante doppiopetto mentre la ragazza di fianco a lui è simpaticamente seminuda. È un contrasto che mi colpisce; tutti e due sembrano felici e contenti del ruolo che gli hanno cucito addosso e nessuno sembra imbarazzato dall'incongruità del proprio abbigliamento. I ragazzi dopo i compiti possono così sorbirsi tranquillamente, nella serenità del proprio focolare, quintalate di ciccia naturale o sintetica ma guai a parlare loro di preservativo. Piuttosto diamo loro i giusti valori: fedeltà nei rapporti e castità. E un viaggio premio a Disneyland.
Il futuro del fumetto
Quando fu annunciato Gea, c'erano voci che fosse solo la prima di una serie di testate Bonelli con periodicità e formato simile, da pubblicarsi "a rotazione" (per esempio, tre testate semestrali, in maniera che una fosse in edicola ogni due mesi). Queste voci si sono rivelate infondate, ma l'idea che la Bonelli possa pubblicare altre serie realizzate da un unico autore o da un unico team di autori, senza avere il tipo di produzione "a catena di montaggio" necessario per un mensile è senz'altro intrigante.
Tu come percepisci la "posizione" di Gea all'interno della Bonelli: come un esperimento di prova per un formato diverso dal solito, per testare le reazioni del pubblico, con l'idea di pubblicare altre serie cosi' se ci fosse una risposta adeguata, oppure come un eccezione fatta al formato standard Bonelli, necessaria per avere una serie interamente realizzata da te, ma che resterà un eccezione?
Qui mi cogli sul vivo! Io amerei davvero vedere una "collana" della Bonelli con uscite semestrali come Gea, fino ad avere un'uscita al mese di sei serie diverse - una fantasy, una umoristica, una sportiva, un'altra rosa, ecc
Sarebbe una bella officina di sperimentazione e magari tra questi soggetti si potrebbe trovare quello che darebbe poi vita a una serie mensile di successo, chi lo sa? In questo senso speravo che Gea fosse una specie di "apripista" per progetti simili ma, per ora, è rimasta un caso isolato.
Pensi che l'atipicità di Gea l'abbia aiutata, dandogli maggiore risalto come "novità", o che le vendite di Gea sarebbero invece favorite dall'avere altre testate semestrali che possano "abituare" il pubblico a periodicità diverse da quelle canoniche?
La seconda che hai detto. Gea si è ritagliata un suo pubblico di appassionati ma è difficile che possa aumentare il suo bacino di lettori mantenendo questa frequenza di uscita. Una collana di albi semestrali, in cui inserirla, potrebbe avere un positivo effetto di trascinamento.
Il futuro di Enoch (Morgana, Gea etc. etc.)
Visto che conosci direttamente entrambe le situazioni, potresti paragonare sinteticamente le tue impressioni sulla produzione e pubblicazione di fumetti in Francia e in Italia? Hai intenzione di continuare ad occuparti di entrambi i mercati?
Non conosco abbastanza il mercato francese per poter parlare esaurientemente delle differenza tra produzione italiana e quella d'oltralpe. Posso dire che continuerò a occuparmi di Morgana, come soggettista e sceneggiatore, dato che sta andando bene e che quasi sicuramente produrremo le prime due trilogie della saga. Come disegnatore non posso produrre altro che Gea, ma come soggettista non è escluso che affronti altri progetti in terra francese.
Ti piacerebbe cercare sbocchi per le tue opere anche in altri mercati (mi vengono in mente gli USA e il Giappone), se ne presentasse la possibilità?
Morgana è già stata pubblicata negli USA, mentre per il mercato giapponese bisogna vedere; è un mercato ancora più strano, per noi, di quello francese.
Ci racconteresti comè andata con Morgana? È nata direttamente come serie per il mercato francese, o si tratta di idea preesistente? Come avete incontrato gli editori francesi? Il progetto è stato accettato subito o dopo modifiche?
Morgana nacque nel '94, durante un viaggio in macchina verso Lucca, con Mario Alberti. A quei tempi si lavorava entrambi per l'Intrepido. Il tema e la struttura del racconto erano simile a quelli odierni, ma gli "arcani" erano degli oggetti simili agli arcani maggiori dei Tarocchi e non c'era la complessità di rapporti che si trova nel racconto pubblicato oggi. Tre anni fa Mario propose di riprendere in mano il soggetto, preparare un dossier dettagliato e presentarlo ad Angouleme per saggiare il mercato francese. Oplà, andammo all'edizione 2001 del festival della "banda disegnata" della bella cittadina francese, avendo già fissato gli appuntamenti con gli editori via e-mail. Un paio ci bocciarono senza appello, altri furono interessati e due, gli Humanoïdes Associés e la Soleil, ci proposero un contratto. Alla fine decidemmo per gli HA, per questioni affettive - io e Mario siamo cresciuti leggendo gli autori di Metal Hurlant - e soprattutto perché ci garantivano un appoggio come "editor" che, per noi novellini del mercato francese, era assolutamente indispensabile.
Francamente, si pubblica in Francia per i soldi o per la soddisfazione personale?
Si pubblica in Francia per fare qualcosa di differente rispetto alle produzioni cui siamo abituati, come autori, qui in Italia. Puoi usare un formato diverso, puoi usare il colore; non è meglio o peggio, è differente. E prospettare a un autore uno scenario differente alla sua produzione abituale è come invitarlo a nozze.
Conclusione
Ho come l'impressione, frequentando forum e gruppi di discussione, che Enoch sia l'autore più "chiacchierato" dell'intera scuderia bonelliana. Vuoi per il tuo stile (linguaggio giovanile e richiamo all'estetica manga), vuoi per i temi affrontati (impegno politico, sesso), il risultato è che ogni sei mesi, all'uscita del nuovo numero di Gea, mailing list e newsgroup si riempiono di decine di messaggi sull'argomento. Credi che si tratti di un fenomeno ristretto all'ambito dell'Internet, o riscontri una situazione analoga anche presso il pubblico delle fiere, o addirittura presso i colleghi di redazione?
"Boh?" alla prima e "boh?" alla seconda. C'è una leggenda che circola negli ambienti redazionali della Bonelli, che a me sia permesso tutto quello che ai comuni mortali è negato. Mah
a me possono concedere che strapazzi la gabbia della pagina bonelliana, ma per quanto riguarda temi, dettagli e linguaggio mi fanno le pulci come a tutti gli altri. Giustamente.
Quale fumetto, fra tutti quelli che hai mai letto, vorresti tanto averlo fatto tu?
"Nausicaa" di Miyazaki e "Bone" di Jeff Smith!

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