Importante saggio su Scarpa (Codino in alto a sin)



















ROMANO SCARPA, IL SERGIO LEONE DEI FUMETTI
Ricordo sheovanico del grande cartoonist Disney

di Sheovan 

L’avatar sheovanico ha sette anni. Vede in televisione a casa della nonna Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? e si rende subito conto che la trama del film è “fortemente ispirata” a quella di Topolino e il Pippotarzan, che ha appena letto nel classico Supergiallo Topolino.
Passano tre anni. Gli vengono tolte le tonsille e, nel letto d’ospedale, legge l’Oscar Mondadori Storia e gloria della Dinastia dei Paperi, dove scopre per la prima volta l’esistenza di Romano Scarpa (nei normali albi Disney non è accreditato). E si mette a scrivere sugli albi "disegni di Romano Scarpa" dove crede di riconoscerne il tratto. Le attribuzioni sono corrette, anche se adesso non lo rifarebbe più….
Ecco perché in questo pezzo più che
Sheovan , sarà Stefano Priarone a parlare, e a commemorare il grande cartoonist recentemente scomparso.

Era il Sergio Leone del fumetto. Romano Scarpa, scomparso lo scorso 23 aprile a Malaga, in Spagna, è stato il più grande dei Disney italiani (disneyano fino al midollo, laddove il prolifico sceneggiatore Guido Martina, per fare un altro nome eccellente, era troppo legato agli stilemi della Commedia dell’Arte), e uno dei più grandi a livello mondiale.
Un altro Sergio Leone, dicevamo. Come il grande regista faceva western migliori di quelli americani, Scarpa faceva fumetti disneyani superiori a quelli statunitensi. Come lui, era fedele all’America del Mito. E, come lui, era un innovatore: per esempio in Topolino e il gigante della pubblicità, non solo ironizzava su un mondo destinato a diventare sempre più importante, ma addirittura metteva in scena un travestito (in un fumetto Disney! E nel 1961!)!

Bravissimo sia con i Paperi che con l’amatissimo Topolino, anche nella sua caratterizzazione di Paperone si nota la peculiarità rispetto agli altri Disney italiani. Il suo Paperone è più vicino al personaggio barksiano ed è, inoltre, ricco della positività di tutti i character scarpiani. E' un imprenditore-innovatore che si rende conto della "rivoluzione tecnologica" incombente (si procura un enorme computer in L'uomo di Ula-Ula), è preoccupato per la sorte del suo impero economico (in Il nipote ideale nomina suo vice il lontano parente Baldo, laureato in economia, ma si rende conto che Paperino, sebbene pasticcione, è più affidabile di lui), non tollera la concorrenza della piccola impresa tessile di Brigitta in La farfalla di Colombo (la rivalità Paperone-Brigitta simboleggia quella tra grandi e piccole aziende).

Nella storia Paperino e le lenticchie di Babilonia del 1960 Paperone attua addirittura un "take over" (una scalata aziendale, in lessico borsistico). Abbiamo chiesto al professore universitario Enzo Pontarollo un parere sulla sua strategia, ed ecco cosa ci ha risposto: “E' eccezionale... mi ricorda Sindona. Qua è un tipico raider, è chiaramente un raider, bisognerebbe farlo leggere nei corsi di tecnica di Borsa. Non avevo mai osservato Paperone sotto questo punto di vista... Bello, veramente molto bello!
"E' una strategia sensata. Prima si fa alzare il prezzo delle azioni, poi lo si fa ribassare - il crollo è sempre maggiore del rialzo - e così si attua la scalata.”

Curiosamente, lo scorso gennaio nella collana I Maestri Disney era stata ristampata la storia Codino, cavallo marino, storia del 1961 fortemente autobiografica.
Codino è un ippocampo che abita in una cittadina subacquea, Ittiopoli. Incontra la sua vecchia maestra che lo rimprovera, perché non ha ancora un lavoro, ma Codino preferisce l’amicizia all’establishment (fa evadere un celacantide, un pesce antico studiato dagli scienziati, per restituirlo ai suoi genitori).
E’ evidente che Codino è Scarpa (non escludiamo che l’allora trentenne cartoonist sia davvero stato rimproverato dalla ex maestra): uno che non ha un “vero” lavoro (creare storie non viene considerato un lavoro), ma che contesta sottilmente il Potere Costituito, con le sue storie, senza grandi rivoluzioni.
Come solo i grandi narratori sanno fare.


 

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