Warren Ellis



















DOOM 2099

di Skalda 

Titolo originale: "Doom 2099" (tr. lett. "Destino 2099").

Provenienza: USA.

Pubblicazione originale: 15 episodi da 24 pagine in formato comic book pubblicati sui nn.26-39 del mensile Doom 2099 della Marvel Comics, dal febbraio 1995 al marzo 1996. La testata si concluse poi con il numero 44. Tra i nn.35 e 36 si colloca lo special 2099 A.D. Apocalypse, tra i nn.37 e 38 il secondo one-shot 2099 A.D. Genesis. Colore.

Edizione italiana: pubblicato dalla Marvel Italia tra il 1995 e il 1996, prima sul mensile X-Men 2099 nn.16-18, poi sull'analogo 2099 A.D. nei nn.1-8 e 10-11. Lo speciale Apocalisse è apparso su Marvel Crossover n.13, lo speciale Genesis su 2099 A.D. n.9. Traduzione: Pier Paolo Ronchetti (per lo speciale Apocalisse: Gino Scatasta).
Lettering: Giuliana Baiocco (XM n.16), Fabio Ciacci (XM n.18, AD nn. 1-3), Rudy Remitti (XM n. 17, AD nn. 4-5, 7-12 e speciali), Giorgio Vaccaro (AD n.6).

Reperibilità: Difficile, tutti i numeri non sono più disponibili presso il servizio arretrati della Marvel Italia. Ma non è inusuale trovarli usati alle fiere o sulle bancarelle.

Prezzo: gli albi riportano un prezzo di copertina di L. 3500, L. 3000 per Marvel Crossover 13. Sul mercato dell'usato in genere il costo per albo singolo si aggira intorno ad 1 €.

Testi: Warren Ellis
Matite: Pat Broderick (nn.26-30), David Klein (n.31), John Royle (n.32), Steve Pugh (nn.33-36 e 38), Ashley Wood (n.37), John Buscema (n.39), John Buckingham (speciale Apocalypse), Dale Eaglesham (speciale Genesis).
Chine: John Nyberg (nn.26-30), David Klein (n.31), Scott Koblish (nn.33-39 e speciale Genesis), Kev Sutherland (speciale Apocalypse)
Colori: Joe Andreani (nn.26-30), Bean Sean (n.31), Violent Hues (n.32), Megan McDowell (nn.33-39), Mike Thomas (speciale Genesis), Malibu (separazione colori al computer nn.34-39 e colorazione speciale Apocalypse).

Bibliografia a cura di Skalda

LA STORIA

Ascesa e caduta di un dittatore. Il dittatore degli Stati Uniti d'America.
In seguito alla completa distruzione, ad opera di una multinazionale americana, dello stato di Makhelastan, confinante con la sua Latveria, Destino decide che la situazione politica USA è ormai degenerata senza speranza. Il presidente è un burattino nelle mani delle corporazioni, le elezioni sono farse pilotate, la politica estera è oramai subordinata agli interessi industriali, la criminalità senza controllo.
Destino è un idealista, ma anche un machiavellico uomo politico. Ha preparato il colpo di stato con cura e scaltrezza, e ora colpisce. La sorpresa è completa, la vittoria totale. Il presidente in carica si suicida nell'ufficio ovale. Le corporazioni sono costrette a trattare.
Ben presto le cose iniziano a cambiare: il governo rivoluzionario di Destino non resta inoperoso. Leggi speciali vengono promulgate, l'inquinamento sconfitto, l'accesso alla rete garantito a tutti, gli spostamenti vengono resi facili ed economici, lo SHIELD diventa un corpo di polizia attivo contro il crimine.
Ma soprattutto i potentati industriali vengono abbattuti, e le mega-aziende costrette a collaborare con il governo.
Tutto sembra procedere al meglio, ma le mega-corp avevano un asso nella manica: il cinico Herod, custode delle tecnologie proibite.
La prima preoccupazione di Herod è screditare il Presidente.
Contrapponendogli un redivivo Capitan America, la star bella e perfetta che una società basata sulle immagini televisive non tarda ad eleggere a proprio idolo. Non importa che il suo ritorno provvidenziale dai ghiacci artici sia quantomeno sospetto, che i suoi discorsi siano pieni di vuota retorica e becero patriottismo, tutti sono attratti dallo specchietto per le allodole di Herod. Nessuno sa della sua aberrante morale e della sua segreta tossicodipendenza!
La seconda mossa del cinico Herod è l'utilizzo indiscriminato di tutte quelle armi futuristiche ed aberranti che erano state messe al bando in un secolo di trattati. Le cosiddette "tecnologie proibite".
Tecnologie terribili, mostruose, forse frutto di menti aliene, in parte provenienti dal futuro, permettono la creazione di armi per metà organiche e per metà cibernetiche. Armi come i "Ragni Onda" che danno la caccia a Jacob Gallows, il Punitore, ovvero il "ministro delle Punizioni" nel governo rivoluzionario.
La vendetta è terribile e la repressione priva di alcuna pietà. Il presidente rivoluzionario è rovesciato. I suoi ministri uccisi, catturati o costretti alla fuga. Ogni voce dissidente messa a tacere. Capitan America è il nuovo presidente, il perfetto burattino nelle mani di Herod.
Ma Destino è sconfitto, non vinto. La riscossa ripartirà dal basso, dai bassifondi, là dove i rivoluzionari si sono sempre nascosti. Ma ormai Victor Von Doom ha perso la speranza di poter cambiare il mondo, ciò che cerca è solo la vendetta.

LE NOTE

Victor Von Doom: Destino è nell'universo fantastico della Marvel il principale nemico dei Fantastici Quattro, quindi il più antico "villain" dell'intero cosmo supereroistico di questa casa editrice. Creato da Stan Lee e Jack Kirby su Fantastic Four n.5 del 1962.
Figlio di zingari, originario dell'immaginario stato europeo di Latveria (probabilmente situato nei Balcani), dopo aver frequentato università americane ed essere stato compagno di corso di Reed Richards (il capo dei Fantastic Four), ritorna in patria prendendo il potere grazie alle sue superiori capacità organizzative, e ne diventa il dittatore assoluto. Malgrado la sua presa di potere poco ortodossa, il popolo di Latveria mostra di apprezzane la guida spietata ma giusta, e nonostante i diversi tentativi di rovesciarlo, anche da parte di super-esseri come i Vendicatori o gli stessi Fantastici Quattro, egli è a tutt'oggi ancora il governatore supremo della propria patria.
Per anni utilizzato come il più classico dei "mad doctor", ideatore di strategie sempre più elaborate ma ugualmente destinate alla sconfitta, questo personaggio dalle grandi potenzialità ha conosciuto con la gestione di John Byrne dei F4 la sua più piena realizzazione, venendo presentato non più come il solito supercriminale sconfitto dalla stessa complicazione dei propri piani per la conquista del mondo, ma come un capo di stato astuto e privo di scrupoli, i cui fini segreti rimangono sempre avvolti nell'ombra.

Il 2099: questa sotto-etichetta fu il secondo tentativo della Marvel di creare una nuova linea di testate parallele a quelle tradizionali, dopo il fallimentare esperimento del New Universe ideato da Jim Shooter. L'idea era semplice quanto apparentemente efficace: sfruttare i nomi già conosciuti dei personaggi tradizionali per creare eroi nuovi, più al passo coi tempi, meno legati alla continuity e quindi con maggiori potenzialità. Doom 2099 è una delle quattro testate iniziali della nuova etichetta, assieme a Spider-Man 2099, Ravage 2099 e Punisher 2099. Due personaggi conosciuti, e trai più in voga all'epoca (l'Uomo-Ragno e il Punitore), un villain diventato protagonista di testata (Destino) e un personaggio nuovo (Ravage): senza dubbio la Marvel giocò al meglio le sue carte iniziali. Ma la scelta degli autori si rivelò infausta: J.F. Moore (lo sceneggiatore iniziale di Doom 2099) partì in quarta per poi perdersi nella sua stessa mancanza di idee; Stan Lee (su Ravage 2099) mise in piedi un personaggio scialbo e ridicolo, anacronisticamente vecchio, non certo futuribile; Pat Mills (prima su Punisher 2099 e poi su Ravage) non si rivelò in grado di confrontarsi con le dinamiche del fumetto seriale, realizzando una serie interminabile di episodi autoconclusivi; solo Peter David realizzò, fin quando ebbe al fianco Rick Leonardi ai disegni, una serie godibile anche se non innovativa. L'impressione globale, però, dopo due anni di gestione, non era certo di una etichetta omogenea, né di una serie di titoli ambientati nello stesso mondo futuristico. Insomma un risultato opposto a quello del tanto bistrattato New Universe di Shooter.

La testata Doom 2099: il personaggio fu ideato da John Francis Moore e Pat Broderick, i due gestirono la testata fino al numero 25, quasi senza interruzioni (un solo fill-in in due anni). Poi Moore si dedicò esclusivamente all'altra sua serie X-Men 2099, premessa ad un successivo impiego continuativo sulle testate mutanti della Marvel. La gestione Moore fu incentrata sull'incertezza riguardo all'identità di Destino: quello del futuro era lo stesso che aveva combattuto tante volte i Fantastici Quattro? Comparso improvvisamente nel 2099 in preda ad un'amnesia Victor Von Doom insegue per 25 numeri la verità, sconfiggendo infine l'impostore che aveva elaborato un complicato piano per usurpare il governo di Latveria. Questa gestione, nonostante la buona partenza, si appiattì presto nell'attesa delle annunciate rivelazioni previste per l'episodio del secondo anniversario, mostrando chiaramente come J.F. Moore avesse preso in mano la testata con ben poche idee in testa.

One nation under Doom: quasi tutto il ciclo di Ellis su Doom 2099 venne racchiuso dalla Marvel nel crossover-ombrello "One nation under Doom".
In teoria le storie della testata principale (la stessa Doom 2099) avrebbero dovuto avere ripercussioni anche sulle altre, e l'espediente avrebbe anche permesso di chiudere le testate in perdita con grandi colpi di scena e allo stesso tempo di creare premesse interessanti per nuovi albi. Purtroppo i risultati furono alquanto scarsi, anzi l'incredibile freschezza narrativa delle storie di Ellis fece risaltare ancor di più le sbagliate premesse su cui si basavano gli altri personaggi del 2099. Autori come Peter David, John Francis Moore, Pat Mills e Len Kaminski, in altri casi dimostratisi intelligenti e capaci e teoricamente perfettamente in grado di destreggiarsi nella nuova situazione, fallirono completamente l'approccio al "metodo Ellis". Così il Morfina Somers comprimario per qualche numero di Destino appare molto meglio caratterizzato del Morfina Somers personaggio centrale su X-Men 2099. La caratterizzazione del Punitore diventa finalmente interessante nel giro di poche pagine, nonostante il personaggio abbia da più di due anni una scialba serie regolare a lui dedicata. Ma soprattutto le storie non sembrano nemmeno ambientate nello stesso scenario, dato che Ellis è molto più a suo agio con le nuove tecnologie di quanto lo siano i suoi colleghi, che raramente citano a proposito hacker, nanoidi o virus informatici.
Non stupisce quindi che dopo l'abbandono di Ellis tutte le testate del 2099 abbiano chiuso i battenti l'una dopo l'altra, fino al definitivo abbandono dell'etichetta.

La fine del 2099: dopo l'iniziale successo delle prime quattro testate altre si aggiunsero nei mesi seguenti: il bimestrale antologico 2099 Unlimited, la serie mutante X-men 2099 e il promettente Ghost 2099.
Poi in corrispondenza con "One nation under Doom" iniziarono le chiusure: prima Punisher 2099 e Ravage 2099, testate che erano avevano fatto parte del lancio iniziale, poi 2099 Unlimited.

I comprimari: è normale nel comicdom statunitense che un nuovo autore appena insediatosi su una testata dia una svolta ai testi e alle trame, magari con una bella tragedia.
Così avviene anche col numero 26 di Doom 2099: Cavo, Poeta, Xandra e Fortune, gli uomini e le donne che aiutarono Destino a reinsediarsi alla guida di Latveria, vengono ridefiniti completamente come personaggi, muoiono, o assumono una minore importanza nell'economia della serie. Già al termine del suo primo episodio Ellis fa morire Poeta in tre bellissime tavole senza parole: una morte fortuita ed inutile, come spesso è la morte.
I personaggi utilizzati da John Francis Moore sembrano venir sostituiti dalle creazioni di Ellis, quei "ministri" del governo rivoluzionario di Destino, originalissimi sin dai particolari nomi: Indigo Eshun, ministro informatico; Sharp Blue, ministro dell'ordine; Morfina Somers, ministro dell'umanità; Nkrumah, ministro delle relazioni col Nemico; e infine il geniale ripescaggio di Jacob Gallows (il Punitore del 2099), ministro delle punizioni.
Ma anche questi comprimari vengono spazzati via nel giro di qualche numero dalla vendetta di Herod. Magistrale in questo senso l'allucinata e allucinante fuga del Punitore, solo contro tutto e contro tutti, braccato e rabbioso ma ribelle sino allo stremo.
Alla fine, nelle ultime storie, quelle della riscossa, Destino è solo, accompagnato e aiutato prima nella fuga e quindi nella vendetta da una raffazzonata "posse" anarchica (costituita da "un rivoluzionario da salotto e dalla peggior mutante sulla faccia della Terra", nonché dal cyborg pazzo Driver), tenuta insieme più dal terrore che dagli alti ideali alla base del suo colpo di stato.
Come si può facilmente notare, solo nel finale della saga l'attenzione si sposta prevalentemente su Von Doom, rimanendo nelle prime due parti incentrata su diversi personaggi alla volta: una coralità che aiuta a trasmettere la grandiosità e la tragicità degli eventi.
Infine, si noti come una particolarità di Ellis risieda nel focalizzarsi sulle sfumature negative delle personalità dei suoi personaggi, addirittura nell'accentuarle, in specie nei comprimari, sfruttandole per renderceli più vicini e più umani.

IL GIUDIZIO

Come ogni buona opera appartenente al supergenere normalmente chiamato fantascienza, questo ciclo trae la sua forza dai diversi livelli di lettura permessi dalla scrittura di Ellis.
Innanzitutto, imprescindibilmente, c'è l'avventura classica, come classico è lo schema narrativo: ascesa, caduta e riscossa del protagonista.
Nuovo è invece il ritmo, incalzante e inarrestabile per tutti e quindici gli episodi: la narrazione non ha mai pause, i colpi di scena si susseguono, e i personaggi non si trovano mai in situazioni di stasi, ma sempre in bilico tra il trionfo e la tragedia.
La vicenda è narrata con stile veloce e secco, ma con grande attenzione per i personaggi: Destino è ovviamente il protagonista e sue sono le sequenze cardine della storia, ma sono altresì presenti scene di massa utili per dare un senso di epicità e di coralità. Il frequente uso di comprimari, mutuato scopertamente dai colossal bellici hollywoodiani, permette inoltre di mostrarci particolari punti di vista e di dare a determinati avvenimenti, come soprattutto i due colpi di stato, la coralità necessaria a renderli credibili.
La plausibilità della vicenda ci porta alla seconda chiave di lettura: questa è ottima fantascienza, degna di trovare posto vicino ai migliori corrispettivi letterari. Pur rimanendo nell'ambito dell'apparentemente limitato genere superomistico, l'inserimento progressivo e crescente di elementi mutuati dalla letteratura non appare forzato o pretestuoso, ma perfettamente funzionale al susseguirsi degli eventi. Così, l'utilizzo intensivo delle tecnologie informatiche fatto dai personaggi è conseguenza di un mondo futuro coerente, dove la Rete è talmente importante da diventare il primo campo di battaglia per i rivoluzionari.
Mai si era visto un utilizzo tanto consapevole dell'oramai abusatissimo cliché dell'hacker, utilizzato in genere nel fumetto o nel cinema con una piattezza sconcertante. Là dove un tempo c'erano guerrieri elettronici solitari e malinconici ora si vedono organizzatissime "squadre di incursione", e solo l'idea di rappresentare l'azione coordinata di un gruppo di hacker dimostra una comprensione molto più che superficiale del fenomeno.
Ma ovviamente gli elementi fantascientifici non si riducono all'informatica, contemplando molteplici topoi della recente SF, dalle nanotecnologie alle bio-mutazioni passando per gli alieni infiltrati nei centri nevralgici del potere, tutti elementi ben assimilati e perfettamente integrati nella trama.
Una trama che, come si è detto, segue uno schema classico, ma allo stesso racchiude un messaggio politico tipico di quella fantascienza sociologica verso la quale l'autore dichiara apertamente i suoi debiti.
Quante volte ci hanno parlato di mondi sovraffollati, inquinati oltre il sopportabile, completamente in balia di poteri al di fuori di ogni controllo democratico? Tantissime volte se è vero com'è vero che simili futuri ucronici sono stati il cavallo di battaglia di una certa fantascienza (soprattutto britannica) sin dagli anni '60. L'elemento nuovo non è tanto il desiderio di ribellione, di rivalsa incarnato da Destino, ma la realizzazione dei propri obiettivi perseguita, di fatto, da un uomo solo contro tutti. Ovvero: il supereroe, qui una volta per tutte superiore alla massa, esponente di spicco di una elite che si incarica di mettere ordine là dov'è il caos, di fronteggiare non solo la generica criminalità ma anche le storture politiche e sociali. La linea d'azione di Destino non può che essere quella dell'uomo che non solo è convinto di avere la soluzione, ma che E' la soluzione. Quale migliore realizzazione per la "volontà di potenza" insita in ogni albo supereroistico?
Ellis in realtà non ha mai amato troppo i supereroi tradizionali, e si vede. I suoi personaggi non sono affatto "eroi" ma idealisti che cercano di imporre con la forza il proprio credo. Rivoluzionari, insomma.

Cosa aggiungere su questo Doom 2099?
Imprescindibile. Non c'è altro da dire.
Amate la fantascienza? O la fantapolitica? Cercate qualcosa che vi possa riconciliare con i supereroi? Avete abbandonato la speranza di vedere della filosofia hacker nel fumetto moderno? Avete mai pensato a cosa fareste se vi trovaste nelle condizioni di poter cambiare il mondo?
Se avete risposto "sì" ad almeno una di queste domande, abbandonate ogni preconcetto e buttatevi nella lettura di questi magnifici 15 episodi, lasciatevi trasportare dalla narrazione. Vi esalterete per i successi di Destino, sarete terrorizzati dalle rivelazioni sconcertanti, sorpresi dagli sviluppi inaspettati, sconvolti dalle morti orribili dei protagonisti, impietositi dalla caduta di un eroe, disgustati dalla degenerazione di un'icona, esaltati dalla riscossa di un genio. Ma, soprattutto, resterete incollati alla sedia fino al termine della lettura.

SE VI E' PIACIUTO QUESTO, PROVATE ANCHE...

Transmetropolitan (id., 1997) di Warren Ellis e altri (Play Press).
L'ultima creazione di Ellis. Fantascienza, satira politica, alieni, città sovrappopolate e quant'altro si riesca ad in infilare in un albo Vertigo qui c'è! Forse meno originale nelle premesse rispetto all'opera qui esaminata. Ma anche l'Ellis più maturo, forse meno epico ma più meditato.

Stormwatch (id., 1997) di Warren Ellis e altri (Star Comics, incompleta, Magic Press, volumi)
La testata supereroistica più fantascientifica gestita da Ellis fino ad ora. Qui l'epica lascia il posto alla teoria del complotto, ma la trilogia finale della prima serie e in essa soprattutto la figura dell'Alto ricordano almeno in parte lo sfortunato tentativo di migliorare il mondo operato da Destino.

Give Me Liberty (id., 1990-91) di Frank Miller e Dave Gibbons (Magic Press, miniserie in volume unico)
Pura distopia americana. Un attentato alla Casa Bianca rende inabile il Presidente in carica e uccide tutto il governo tranne un ministro, Howard Nissen, che per le leggi americane diventa il nuovo Presidente.
Non è un politico di professione, ma un uomo semplice ed onesto, che tenterà di cambiare il proprio paese e il mondo. Sullo sfondo di questi grandi fatti seguiamo le vicissitudini di Martha Washington, soldato del P.A.X., il braccio armato degli Stati Uniti, nel tentativo di sopravvivere ad eventi più grandi di lei.

CITAZIONI

- Mi assumo la presidenza per diritto rivoluzionario. Tutti i poteri presidenziali dati dalla Costituzione sono ripristinati.
(dal proclama di Destino)

- Destino, in fondo al cuore, è un rivoluzionario e non esistono rivoluzionari completamente malvagi.
(Warren Ellis)

- Entrai nella corporazione dei mercenari perché pensavo che non ci fossero più cause indipendenti dal denaro. Mi sono adeguata al mondo. E ora eccomi qui... e ti ringrazio per avermi regalato una nobile causa.
(Sharp Blue)

- Ogni vostra mossa perpetrata ai danni del popolo americano verrà giudicata e punita da Destino.
(dal discorso di Destino ai capi-corporazione americani)

- Siete liberi di scegliere. Potete lasciarvi calpestare, o fare un'azione eroica: DISOBBEDIRE.
(Jack Whitlow)

- C'è stata gioia in passato. Ci sarà ancora.
(Destino)

- Sia un'icona, Sig. Presidente. Sia eroico, e forte, e bello. Li incanti, Sig. Presidente, mentre io svuoto loro le tasche.
(Herod)

- Non mi serve la tua fiducia. Non mi serve la tua amicizia, e nemmeno la tua fede. Mi serve solo la tua obbedienza.
(Destino)

- Riparerò al mio errore, aver tentato di salvare l'America, quando avrei dovuto reciderla dal mondo come un cancro.
(Destino)

- Questo prato sembra vuoto. Forse potremmo crocifiggerci qualche dissidente, dare in pasto al popolo americano un po' dell'antica religione...
(Capitan America, Presidente degli Stati Uniti)

- E' stato la più grande mente del secolo scorso e il genio segreto di questo. Il pianeta non vedrà più un altro come lui, e sarà più povero per questo.
(dall'ultimo numero scritto da Ellis sulla testata Doom 2099)

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