ANDREA RIVI (OVVERO: CHI FA DA SÈ FA PER TRE)

di Il Pellegrino 

Andrea Rivi editore. Andrea Rivi distributore. Andrea Rivi appassionato. Tre facce di un personaggio che lo completano come ottimo professionista nell'ambiente fumettistico. Perché senza una grande passione non avrebbe messo su una casa editrice con un catalogo coraggioso e di gran qualità, che non va a pescare il nome conosciuto, quanto l'autore giovane che sforna opere di gran livello (tant'è che il catalogo delle Edizioni BD fotografa l'attuale situazione del fumetto francese meglio di quello di editori ben più blasonati). E senza aver dimostrato una gran professionalità come editore, non avrebbe guadagnato la posizione di responsabile di Anteprima, il catalogo più diffuso nelle fumetterie italiane.
Avendo una visuale del mercato dalle posizioni chiave, é certamente una delle migliori scelte per un'intervista...

Per cominciare, puoi farci un tuo ritratto come editore e come distributore?

Allora, come editore è molto facile: sono il proprietario delle Edizioni BD dal 1995, anno della fondazione. E faccio quello che fa ogni diligente editore: produco fumetti e cerco di venderli. In collaborazione con Sergio Rossi, una persona che nel corso degli anni è diventato più che un amico e che io amo definire "socio fantasma", perché ci mette un sacco di lavoro poco e niente retribruito. Insomma, non ci campiamo di Edizioni BD, e infatti abbiamo entrambi un altro stipendio.

Come dipendente Panini, appunto, il discorso è più complesso: allora, io arrivo alla Panini nel 2000, dopo una lunga (dieci anni) carriera in banca.
Oltre a essere il responsabile di Anteprima, mi occupo anche dei rapporti con i fornitori (contatti e ordini).
Potrebbe sembrare un palese "conflitto di interessi". Ma sono stato scelto anche per la mia, spero, rinomata "onestà intellettuale", oltre che, spero, per le mie capacità managerali da ex funzionario di banca...

"Non ci campo di Edizioni BD", dici: però vedo che le iniziative della tua casa editrice non mancano. Questo significa che riesci almeno a coprire le spese e avere un margine di guadagno?

Mah, dipende dagli anni. Questo è un anno terribile, editorialmente parlando. Per tutti, non solo nei fumetti.
In generale, diciamo che mi ci pago tutte le vacanze dell'anno. Che non sono poche e che comprendono anche il resto della famiglia, ovviamente...

Allora devo pensare che la decisione di pubblicare quasi esclusivamente fumetto franco-belga sia stata presa d'impulso?

I "francesi" sono stati scelti per due motivi: la grande passione per il fumetto franco-belga, soprattutto, e per un piccolo calcolo imprenditoriale.
Nel 1995 i fumetti francesi non c'erano in Italia. Li produceva solo la Comic Art. Per questo mi sembrava un settore in cui ci fossero delle potenzialità.
Avessi saputo cosa sarebbe successo nel 2002, ovvero l'"invasione cartonata", avrei stampato fumetti polacchi, forse.
Comunque, nel '95, lavorando in banca, non avevo la più pallida idea delle meccaniche del mercato, comunque molto più semplici rispetto a quelle di adesso. Era l'idea di fare qualche cartonato dei miei fumetti preferiti che mi piaceva.
Mai avrei creduto di arrivare a stampare 18 titoli all'anno, questo sì.

Pubblicavi, però, anche opere italiane. Come mai, pur essendo rivolto all'importazione dalla Francia, l'apertura agli autoprodotti italiani?
È qualcosa che conti di bissare?

Beh, non so chi avesse rifiutato Rat-Man prima, però... Era davvero difficile non riconoscere il capolavoro. Bisognava solo non averlo letto.
Rat-Man è stata una grossa opportunità per noi e una fonte di guadagno.
Impossibile da ripetere, probabilmente.
Volevamo fare altro, ma siamo stati poi presi dalla "foga francese". Diciamo che adesso stiamo recuperando, pubblicando gran parte degli autori italiani che lavorano per la Francia. Rimediamo così, vah.

Questo è un altro discorso potenzialmente molto interessante, soprattutto alla luce dei nomi italiani, anche gente di chiara fama come Enoch e Alessandrini, che per certe occasioni di lavoro si spostano in Francia. Il mercato italiano è davvero così bloccato?

Bloccato, sì. Produrre in Italia è impossibile. Per essere onesti nei confronti degli autori e retribuirli giustamente.
In Francia hanno però i soldi per pagare ed è onesto ricomprare da loro. Ci guadagnano tutti così. Anche il lettore.

Eppure, proprio pensando a Rat-Man, ci fu un periodo di abbondanti autoproduzioni e di sperimentazioni anche notevoli.
Da uomo che ha vissuto la situazione dall'interno: un'analisi?

Di autoproduzioni valide, hai ragione tu, ce n'erano. Ma pochissime, però. Direi tre.
C'è stato un momento dove stampava il suo fumetto anche mia zia. Era davvero troppo.
Un processo darwiniano: i più bravi sono rimasti, gli altri staranno facendo qualcosa di più ecologico che abbattere ingiustamente delle foreste.

Quali erano le altre due belle autoproduzioni del periodo?

Forse avrei dovuto dire quattro autoproduzioni: le altre tre sono il materiale di Toninelli, quello della Innocent Victim e quello dello Shok Studio.

Nel pubblicare autori italiani, hai anche intrapreso la strada della coproduzione (per esempio l'ottimo Commissario Spada). Quali difficoltà si aggiungono nel momento in cui non si ha in mano tutto il processo produttivo?

Nessuna difficoltà. Anzi. È una grande opportunità per dividere gli sforzi lavorativi. Quella della co-edizione con Black Velvet è un'esperienza felicissima, data anche dall'amicizia con Omar Martini. E dal buon andamento delle vendite, diciamolo, dai...

Mi piacerebbe saperne un po' di più, su come vi siete spartiti il lavoro...

Semplice divisione del lavoro. Io, ad esempio, mi sono occupato dei rapporti con Laura De Luca e della delicatissima gestione delle incredibili tavole del Maestro; Omar e Sergio (Rossi), invece, si sono occupati dei rapporti con Gianluigi Gonano e di tutto l'apparato redazionale; Omar, da solo, degli aspetti produttivi. Una bella squadra.
Ripeto, più che altro si risparmia tempo e ci si entusiasma a lavorare su capolavori di tanto calibro...

Parlandoci delle tue esperienze di distributore, hai detto che ti occupi dei rapporti con gli editori: in dettaglio, in cosa consiste il dialogo distributore-editore?

Dunque, semplicissimo. Solitamente chi ha un progetto editoriale parla prima con me. Io gli smollo un paio di dritte, preannunciando il fatto che i numeri saranno quelli che saranno, nella maggior parte dei casi.
Presentiamo il titolo su Anteprima e attendiamo gli ordini dalle librerie.
E solo dopo decidiamo l'ordine agli editori, che di solito comprende un buon 20% di magazzino, che non è poco.

Cifre di massima?

Mah, guarda, diciamo che difficilmente le piccole produzioni riescono ad arrivare al centinaio di copie in partenza. Poi, il seguito lo decide il mercato...

Iniziamo a entrare nello specifico: da distributore, avrai modo di sapere come sono distribuite geograficamente le vendite. Anche senza far cifre, in percentuale diciamo, dove si compra di più? Come si distribuiscono le vendite per tipologia di prodotto (cartonato, paperback piuttosto che albo, manga e così via)?

Allora, onestamente cifre sotto mano non ne ho proprio.Certo è che Lombardia ed Emilia-Romagna fanno senz'altro la parte del leone in termini di vendita di fumetti. Quali si vendono di più in fumetteria? Bah, è facile dire che ormai i manga rappresentano quasi il 50% delle vendite di fumetti, in termini di fatturato. Il resto è suddiviso fra albi USA e, chiamiamolo così, fumetto d'autore, dove dentro ci sta di tutto. Anche quello che d'autore non lo è per niente...

Ora da editore: per le tue pubblicazione, dov'è che il tuo mercato è più sicuro?

Dipende da che tipo di prodotto fai. Io, per esempio, che pubblico anche materiale per bambini (caso ormai più unico che raro in Italia), trovo una sicura valvola di sfogo nelle librerie di varia. Mentre è chiaro che Sillage lo vendo bene in fumetteria.
Diciamo che cosa buona sarebbe scegliere il giusto prodotto per il giusto canale.

A quanto ho capito, il distributore è un anello in una catena di compravendita. Mi chiedevo: parlammo un tempo del contratto di distribuzione per le fumetterie, piuttosto svantaggioso per i fumettari. Ma lo stesso contratto è vantaggioso per il distributore?

Più che vantaggioso, direi che è il male minore. Per tutti.
Non mi sto ad addentrare in tutti i dettagli, ma se un distributore di fumetti dovesse assumere altro personale per gestire il processo delle rese, allora probabilmente chiuderebbe i battenti dopo pochi mesi, anche posto che il fatturato possa aumentare.
E se una fumetteria dovesse avere ulteriori spese di trasporto per le rese, oltre a quelle che già ha... Aiuto.
I numeri di tutti nel fumetto sono quelli che sono. Ridicoli rispetto ad altre realtà editoriali comparabili.
Non credo che il fattore "rese" sarebbe poi così vincente. Anzi.
Ritengo che vincente sia conoscere bene i propri clienti. Nel senso che il distributore deve sapere quello che vuole la libreria e la libreria quello che vuole il lettore... Allora sì che gli ordini sarebbero calibrati. E c'è chi ci riesce benissimo, beninteso.

Un tuo vecchio pallino è il contratto distributivo delle librerie. Puoi illustrarci i suoi punti di forza, e il modo in cui potrebbe esser d'aiuto al mercato dei fumetti?

Un solo punto di forza: l'ampliamento del mercato. Non tanto perché nelle librerie di varia si trovino chissà quanti lettori di fumetti, piuttosto perché c'è un "indotto", che spesso è rappresentato dalle biblioteche, le quali possono permettersi di acquistare anche un po' di fumetti. Non tanti, ma qualcosina sì...

Per quel poco che ne so, questo contratto permette una specie di "conto vendita" per i rivenditori. Ma tutto lo stress non verrebbe a finire sugli editori? Accetterebbero mai un contratto del genere?

Certo, è conto vendita puro. Nel senso che i libri ti possono tornare indietro sempre. Guarda, di stress come questi ce ne fossero: anche solo l'opportunità di vendere un albo in più merita un po' di sbattimento.

Hai qualche episodio della tua formazione da "uomo di mercato"? Parlaci del viaggio iniziatico di Andrea Rivi alla scoperta del mercato del fumetto. Su cosa hai sbattuto la testa?

Pochi problemi, in verità. Più che altro diffidenza all'inizio, perché pubblicavo cose francesi, ma poi quando si è cominciato a vendere, soprattutto con Rat-Man...
È stato tutto molto facile e senza grandi scossoni.
Se devo parlare di un problemino, direi quello di avere lo stand al Palasport di Lucca. Durissima. Tuttora. E mi sembra incredibile.
Ma per il resto, tutto liscio.

Sinceramente, mi aspettavo qualche scottatura, almeno all'inizio della carriera. Forse sono stato influenzato da quelle che chiami "leggende metropolitane" dell'ambiente fumettistico. A proposito, vuoi parlarmene un po'?

Scottature no, davvero. Più che altro sui titoli da pubblicare, se si può definire scottatura l'aver pubblicato Lapinot. Ecco, questo forse non lo rifarei. Ma sono fiero di averlo comunque fatto.

Leggende metropolitane ce ne sono a iosa. Quella più frequente, dove so tu vuoi arrivare!, è quella sulla Panini, la multinazionale cattiva che si distribuisce e distribuisce tutti. Mah.
Guarda, qui ti parlo da editore che aveva rapporti con la Panini ben cinque anni prima di andare a lavorarci tutti i giorni: la Panini è fatta da bravi e simpatici ragazzi che fanno il loro mestiere molto meglio di altri. Questa è la sola verità.
Io non ho mai pensato che se Lapinot non vendeva era perché il distributore non faceva il suo mestiere. Avevo capito che non c'era il mercato. Spero lo capiscano anche gli altri editori. Punto.

Da cosa si capisce che fanno il loro mestiere meglio di altri? Su che punti si fa il confronto fra un buon distributore e uno cattivo?

Essenzialmente due: la capacità promozionale (l'avere un catalogo mensile, sapere fornire informazioni efficaci e rapide via fax e via mail alle librerie, la presenza di un sito internet commercialmente valido, di cui possano servirsi magari anche le fumetterie...) e, passami la definizione, la capacità di magazzino, cioé in quanto tempo si è in grado di rifornire il materiale "di catalogo" alle librerie.
Sembra semplice, ma non lo è...

Parlando di Lapinot, hai detto che non c'era il mercato. Eppure la Francia sembra offrire proposte molto valide.
Morvan, per esempio, a quanto ne so è uno degli attuali "big names" in patria. E devo dire che alla lunga mi sta impressionando più di Sfar, tanto per dirne una.
Fra i tuoi pubblicati (torniamo all'editore), qual è il preferito?
E quale ruberesti alla concorrenza?

Morvan è estremamente "popolare", ma non sempre è sinonimo di vendita in Italia. TDB, che è una sua bella serie SF, visti gli ordini ricevuti, abbiamo deciso di non pubblicarla. Perché non sia stata ordinata da nessuno, questo non lo so... Boh.
Adesso Morvan gestisce in Francia più di sedici serie contemporaneamente, fra le quali Sillage. Potentissimo, anche "politicamente" parlando.
Il mio titolo preferito è sicuramente La Piuma e L'Artiglio. Basta leggerlo per capire perché. Capolavoro.
Alla concorrenza ruberei Aquablu, perché... ci è stato "rubato". Era un titolo nostro che non so come è stato stampato dal Grifo. Era una mia fissa da sempre e mi è dispiaciuto tanto.

Ma perché in Italia manca questo mercato? Onestamente, "manca il mercato" mi sembra esser diventata una risposta troppo comoda, che non fa che spostare il problema un po' più in là...

Ogni volta a questo tipo di domanda cambio risposta. Oggi ti dico che il tipo di disegno, certe volte, e il prezzo degli albi, spesso considerato dal lettore medio elevato per una logica tutta e solo italiana, incidono sulla scelta del lettore di escludere il fumetto francese dalle sue opzioni.

In qualche nostra conversazione mi parlasti di uno strano fenomeno: alcune fumetterie, dopo aver esaurito il primo volume di una tua collana, ordinavano pochissime se non una, copie del secondo volume. In percentuale, quante? Ci sono fumetterie che ordinano un solo volume delle tue pubblicazioni?

Oggi sono in vena di stupirti e ti dico che sono la maggioranza le fumetterie che non ordinano neanche una copia dei miei libri. Poi, attenzione, ci sono quelle che ne ordinano 30-40 alla volta e quindi per la legge di Trilussa... Poi, del perché non ordinino un titolo il cui numero precedente è andato bene, questo non lo so. E faccio fatica a capirlo perché magari continuano a riordinare solo il vecchio numero. Mistero fittissimo.

Una classifica di rendimento fra le tue collane?

Se fossi furbo, pubblicherei solo fumetti di fantascienza e western. Ma visto che non sono furbo e che mi piacciono i fumetti che oltre a vendersi si leggono pure, allora faccio una valanga di altre cose che comprano in tre, ma che sono bellissime e delle quali, peraltro, manco la critica fumettistica se ne accorge. Mentre, per fortuna almeno, riceviamo attestazioni dalle riviste specializzate nella letteratura per l'infanzia, che devo dire ci vogliono molto bene...

Al riguardo, il panorama del fumetto per l'infanzia sembra sguarnito, ma ancora più sguarnita appare la fascia "intermedia", quella che sta a metà fra i topolinidi e i Bonelli...

Sono d'accordo con te. Anche se in realtà bisognerebbe distinguere cosa si intende per "infanzia"... Adesso il Giornalino ha avuto la "geniale" idea di abbassare il target dei propri lettori, appunto per rendere più fruibile la rivista ai bimbi più piccoli. Ma così facendo, la San Paolo ha ammazzato anche l'unica rivista rimasta con delle caratteristiche 6 - 14 anni e l'ha fatta diventare una cosa del tipo 6 - 9 anni. Tremendo, anche dal punto di vista commerciale.
Abbiamo, quindi, questa situazione: un buon numero di materiale dedicato a un target giovanissimo e niente di intermedio, cioè, tanto per intenderci, qualcosa che assomigli al Giornalino vecchio stile o al Corriere dei Ragazzi.
Temo, in effetti, che questi lettori, una volta entrati in una "seconda infanzia", si perdano per strada, anche perché distratti da altri intrattenimenti, inutile negarlo anche se banale. D'altronde il materiale Marvel non è facilmente digeribile a un primo approccio e quello Bonelli è comunque over 14 anni.
Guarda, lo sto vedendo con i miei numerosi nipoti, che evidentemente hanno anche il fumetto nel DNA: passano direttamente dal Giornalino a Dragonball. Il che non è un male, ma forse un fumetto con qualcosa in più da dire e da trasmettere, che non sia solo puro divertimento, non ci starebbe male...
Lo ribadisco: manca una rivista di fumetti per quella fascia d'età, non mancano i fumetti. A parte i manga, questi ci sono: basti pensare ad Asterix o a tante altre belle cose come La Piuma e L'Artiglio. Il problema è farli conoscere e senza riviste questo è assai difficile...

Domanda, finalmente, per il semplice appassionato: fra gli autori francesi che conosci, qual è il tuo preferito? E la pubblicazione italiana che leggi con maggior piacere?

Belle domande. Allora, l'autore francese che preferisco è un belga: Van Hamme. È uno scrittore e non è un caso: i francofoni sono più bravi a scrivere che a disegnare. Anche se quando disegnano bene, non ce n'è per nessuno. La pubblicazione italiana che preferisco? E me lo domandi pure? Rat-Man, che diamine!

Curiosità personale: avevi cominciato a tenere una bella newsletter in cui, oltre a presentare le tue novità, parlavi senza peli sulla lingua (e senza paura di favorire un "concorrente") di un buon numero di pubblicazioni. Adoro quest'approccio, ma noto che la newsletter non esce da un po' di tempo. Scarso tempo a livello personale, o cosa?

Mah, parlerei di un ripensamento sullo strumento... Quando ho scritto l'ultima newsletter, ho ricevuto in risposta solo delle critiche sulla nostra politica commerciale, decisamente poco circostanziate e fuori luogo, anche nei toni. Ho capito che, purtroppo, parlare di certe cose al lettore è molto poco utile, perché non riesco a trasmettere la vera dimensione dei problemi per iscritto. Credo sia un problema mio di cattiva esposizione, in fin dei conti, e che il prossimo passo sia quello di realizzare una newsletter più commerciale, più in linea anche con le "attese del mercato", diciamola così.


 

Nota di copyright: tutte le immagini e i testi rubati per mettere insieme il nostro coacervo sono copyright degli aventi diritto. Tutto il resto è copyright nostro. Chi ne farà uso senza permesso verrà perseguito spiritualmente.