HULK: IL FILM

di I ProGlobers 

Ritornano le recensioni di gruppo per il film superomistico forse più atteso della stagione, visto il nome del regista, quell'Ang Lee esploso con "La Tigre e Il Dragone", e le sue pretese: quelle di fare un film che all'aspetto fracassone e all'effettistica privilegiasse l'interazione fra i personaggi e quell'aspetto psicologico che ha fornito una delle migliori caratterizzazioni del gigante di giada.
Le interviste al regista e ai protagonisti arrivavano a definire il film come "una tragedia greca". Non il solito blockbuster, quindi, niente disimpegno: quello che, dicevano, ci sarebbe stato offerto è un film con un'anima.
Alla luce delle aspettative, l'articolo di un recensore solo sarebbe risultato parziale, o comunque incompleto: abbiamo quindi deciso di riunirci e confrontare le impressioni che abbiamo avuto dalla visione della pellicola.
Ecco cosa ne e' venuto fuori...


InvernoMuto:

Complessivamente un buon film, ma non esente da difetti, talvolta pesanti.
È un film molto sonoro, molto visuale, e l'innegabile appagamento estetico è sufficiente a non far rimpiangere i soldi del biglietto: ottima l'animazione del golia verde, coinvolgenti le scene d'azione, intrigante l'uso dello split-screen e del montaggio digitale per trasportare la griglia di una tavola a fumetti sullo schermo - anche se la trovata di M. Night Shyamalan, che su Unbreakable ingabbia Bruce Willis in vignette composte da elementi della messa in scena, è decisamente più raffinata ed elegante.
Ma se la realizzazione formale di Hulk può soddisfare anche lo spettatore smaliziato, la sostanza soffre di gravi difetti: al film manca un'anima, e manca di coraggio.
Manca di coraggio perché contiene alcune forzature troppo evidenti: Hulk, in preda all'ira e alla violenza, spacca carri armati ed elicotteri, strade e tram, laboratori e basi segrete, eppure si premura di non far male a nessuno. I muri crollano, le strade si crepano, le auto si rovesciano, gli elicotteri precipitano, eppure una voce fuoricampo si preoccupa di tranquillizzare tutti: "i piloti stanno bene, generale Ross, ma dovremo tentare di fermarlo con qualcos'altro".
Manca di coraggio anche perché il complesso edipico del protagonista, il conflitto con il padre che in effetti conferisce un'efficace profondità psicologica ai personaggi, viene banalmente risolto in una sequenza finale che parte come un interessantissimo confronto teatrale tra padre e figlio, ma si evolve in una scazzotata già vista e termina come uno scontro di forze titaniche che vorrebbe essere impressionante ma è solo esagerato e forzato.
Peccato, perché la strada buona era stata imboccata, ma il film si arena quando il drammatico confronto tra personaggi diventa il solito "scontro finale" da film d'azione hollywoodiano.
E manca un'anima: manca la fisicità del golia verde; manca l'accidentale semplicità che ha portato il più classico degli scienziati a trasformarsi da un giorno all'altro nel più terrificante e possente dei mostri umani; manca l'angoscia dell'uomo razionale che si trasforma in mostro incontrollabile; manca infine l'esplicitazione di un vero conflitto tra il protagonista e l'istituzione militare, poiché alla fine dei conti il generale Ross non è altro che un vecchio diavolo, e l'unico personaggio veramente negativo è quell'inutile e stupido Talbot, individuo appiattito sui più abusati stereotipi dello scienziato-industriale infoiato, pronto a dedicare la vita alla scoperta di nuove armi per diventare miliardario.
Ma in questa oscillazione tra pirotecnie formali e banalizzazioni narrative, tra interessanti spunti psicologici e caratteri costruiti sui cliché più abusati, sono stato l'unico a notare i numerosi riferimenti di Ang Lee - invero forzati, specie nel finale - all'allucinato film di animazione "Akira"?


Kumagoro:

Il cinema ha presentato molte riduzioni da fumetti, quasi sempre di pura superficie, relative al soggetto o all'estetica dei personaggi.
Hulk omaggia, giocosamente e in maniera strutturalmente fine a se stessa, non tanto *un* fumetto, quanto *il* fumetto in senso lato, ossia il suo stesso linguaggio, quello che McCloud da anni ci racconta. Utilizzando la vecchia tecnica dello split screen, portata alle più estreme conseguenze come neanche De Palma ha mai osato fare (e per una volta con una giustificazione forte alle spalle), Ang Lee propone vignette filmate e un occhio-mdp che si sposta (in montaggio digitale) a seguire il dispiegarsi di un gigantesco fumetto in movimento. A volte gioca, a volte ci prende in giro (realizzando un paio di split screen "falsi" e uno split screen auto-smentito, spaziando quindi da Kirby a McFarlane, lungo trent'anni di scuola Marvel); in generale crea un tributo a grandezza di colossal hollywoodiano alla nona arte, o almeno alla sua versione americana popolare dei Sessanta.
Il contenuto? Una storia pretenziosetta e retorica, a tratti incoerente, con qualche tecnoballa piuttosto inutile e un finale con girandola di supercattivi all-in-one, difficilmente bilanciata tra le parti pseudo-introspettive e le parti d'azioni. Insomma, una sceneggiatura perfettamente degna dell'Hulk di Stan Lee.
E interpretata da un anti-realistico pupazzone verde smeraldo con i muscoli impossibili alla Kirby.
Più Hulk delle origini di così.


Il pellegrino:

Un film tratto da un fumetto è un argomento spinoso da affrontare in 20 righe: c'è da parlare del film in sè, del film come operazione di rilettura del fumetto, e dell'interrelazione fra le due cose. Per dirla in parole povere: se è un cattivo adattamento ma un buon lavoro, è un film valido? E se l'adattamento è buono, ma il film zoppica? E cosa bisogna adattare, la forma o un impalpabile "spirito" del fumetto?
Hulk è un buon film? Cinematograficamente parlando, è l'ennesimo passo del cammino fra gli stili che sta compiendo il suo regista, quindi chi apprezza Ang Lee apprezzerà questo lavoro. Mette assieme alcune buone prove d'attore (Nick Nolte), qualche interpretazione un po' ingessata (Eric Bana) e una Jennifer Connelly mai così bella. Gli effetti (in CG e non) sono buoni, e c'è anche una discreta accelerata nel finale. Cerca una strada che offra qualcosa di più dell'action movie, presentando conflitti interiori e lavorando sui personaggi. Offre anche qualche pesantezza di troppo nel farlo. Utilizza una tecnica di montaggio interessante, ma spesso ne abusa. Presenta due conflitti padre-figlio di cui uno sembra non ben definito (Bruce-David Banner) forse a causa di alcune sfilacciature nella sceneggiatura, mentre l'altro (Betty-Thunderbolt Ross) appare banale e stucchevole, accessorio.
Come film risulta, per usare un luogo comune, troppo profondo per uno spettatore americano, e troppo poco per un europeo.
Come adattamento? Ok, niente bomba gamma.
Meglio così: la sospensione dell'incredulità è cambiata nel tempo, e dobbiamo continuare a ricordarci che i lettori di fumetti sono in netta minoranza rispetto al pubblico cinematografico. Resta l'interpretazione psicanalitica che ha fatto la fortuna del fumetto per una dozzina d'anni. Lo "spirito", anche se Hulk nasce in una maniera differente, anche se il conflitto interiore del Banner cinematografico è differente da quello del Banner fumettistico, anche se i ruoli e le relazioni fra i personaggi non sono uguali alla lettera rispetto al fumetto, appare rispettato.
Possiamo ritenerci soddisfatti? O prima o poi arriverà una riduzione cinematografica fedele nella forma e nel contenuto?


Aragozzino:

Partito con premesse interessanti, con una regia abbastanza personale e un montaggio "fumettistico" originale anche se non del tutto innovativo, questo Hulk si arena a circa dieci minuti dall'inizio, nel tentativo tanto ambizioso quanto totalmente mancato di essere assieme film autoriale e kolossal spaccamontagne. Ang Lee non è certo aiutato nella direzione, da una sceneggiatura pesantemente insufficiente sotto tutti i punti di vista: troppo poco ritmata per essere considerata "d'azione", dialoghi non certo brillanti e introspezione psicologica limitata e confusa.
Tralasciando poi tutti i discorsi legati all'aderenza col soggetto originale: tagliando corto, dell'Hulk fumettistico (e non solo di quello di Peter David, ma anche considerando le incarnazioni meno riuscite) resta ben poco, oltre al pupazzone verde realizzato dal team degli effetti speciali.
Durante le due ore di durata della pellicola, lo spettatore fa fatica a focalizzare gli obiettivi, le motivazioni e le dinamiche di relazione tra i personaggi: Nick Nolte (il padre del protagonista) non si discosta un attimo dal clichè dello scienziato pazzo, Bruce Banner / Eric Bana è inespressivo, Jennifer Connelly (a cui il regista riserva una lunga serie di primissimi piani) è piazzata a ogni scena esclusivamente per mostrare il suo bel volto e piagnucolare all'occorrenza. Non basta un Nolte coi capelli per aria per intavolare una tormentata relazione padre / figlio (Magnolia di P.T. Anderson, un film particolarmente riuscito sull'argomento), non bastano quattro inquadrature sghembe e un protagonista sconosciuto per fare un film d'autore. E a maggior ragione non basta un budget stratosferico e qualche effetto speciale per imbastire un buon film d'azione: e se la palma al miglior attore va giustamente all'Hulk pompato della Industrial Light & Magic, il plauso di chi scrive non va certo alla coppia Ang Lee / James Schamus (fido sceneggiatore del regista), principali indiziati di un fallimento non soltanto economico, deficitarii in idee e realizzazione.


Sheovan:

Potente demone Sheovan chiesto Hulk di recensire suo film. Hulk discepolo potente demone e Hulk detto di sì!

Non c'è amico di Hulk Rick Jones: perché? Hulk spacca regista cinese! No raggi gamma, e falso Hulk non parla quasi mai: Hulk spacca falso Hulk!

Ma Jennifer Connelly quasi bella come vera Betty: Hulk spacca Jennifer Connelly (ma non come spacca regista cinese...)!

Attore che fa pavido Banner sembra peggio che pavido, sembra Hulk quando ha provato l'erba buona dei ragazzi con i fiori: Hulk spacca attore che fa pavido Banner!

Padre pavido Banner sempre malvagio ma un po' diverso vero padre di pavido Banner: Hulk spacca tutti e due!

A volte film diviso in quadri come fumetti di grande nanerottolo ebreo; ma nessuno disegna più Hulk come faceva grande nanerottolo ebreo: Hulk spacca nuovi Hulk disegnatori!

Padre pavido Banner sembra Uomo Assorbente, ma non è vero Uomo Assorbente: Hulk spacca falso Uomo Assorbente (e anche il vero)!

Hulk pensava film peggiore, ma Hulk spaccato lo stesso cinema, perché Hulk è il più forte che c'è!!!

Hulk stanco scrivere recensione, Hulk spera potente demone contento lo stesso, e va a vedere amico Arnold che combatte la ragazza Terminator: Hulk spacca ragazza Terminator (ma come spacca Jennifer Connelly...)!!!!


 

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