GRAPHIC STORYTELLING

di Exquisite Dave 

No, non vorrei creare confusione. Non sto parlando dell'essenziale manuale di tecnica narrativa dell'esimio Will Eisner, bensì dell'ultimo, come al solito sensazionale, libro di Dave McKean, PICTURES THAT TICK.

Stralcio un poco di informazioni dall'introduzione, che ritengo piuttosto significativa:

"Nel passato ho lavorato su altre cose, ho fatto più che altro film, fotografia, illustrazione e design per CD, libri e altro
e i fumetti mi sono mancati
ma non mi è mancato il comic-business
questi pochi anni di distanza mi hanno permesso una visione più chiara e pulita di tutto quanto
e i risultati sono qua
e le conclusioni sono sufficientemente dirette
uno - non era semplicemente fantastico Winsor McCay? voglio dire grandioso
due - sono state intraprese innumerevoli e totalmente inutili strade seza uscita
tre - diversamente dall'industria musicale che mi sembra ossessiva come un cubo di Rubik iperattivo, l'industria dei fumetti sembra patologicamente terrorizzata dall'idea di cambiare
quattro - c'e' per caso un medium di narrativa visuale più potente, accessibile, intimo e democratico dei fumetti?
non credo
alle recite serve un teatro
l'arte narrativa ha bisogno di una galleria
la tv ha bisogno di soldi
il cinema ha bisogno di molti più soldi e di duecentotrentasette pranzi
il fumetto ha bisogno di una biro
un po' di carta
eventualmente una fotocopiatrice
una stampante
darò per scontato visto che leggi questo fumetto regolarmente comprato o preso in prestito
che sei abbastanza propenso a considerare il potere espressivo e l'intimità personale racchiusa in un fumetto
ma c'e' un'altra cosa
ognuno di noi fa fumetti
voglio dire, chiunque
chiunque fa delle foto in vacanza
o ai matrimoni
o fotografa i bambini
tutti raccontano storie
richiamano eventi in un ordine sequenziale
raccontano la storia di una vita
dalla nascita, al diploma
una cosa che fa rifettere vero?
forse avrei dovuto fare questo libro dieci anni fa, quando ho cominciato a farmi delle annotazioni per realizzarlo
ma allora non ne avevo bisogno
ne ho bisogno adesso
non ho mai apprezzato fare fumetti come nelle storie brevi contenute in questo libro
così come per Cages
ho cercato di fare un libro che avrei comprato
e che credo mancasse negli scaffali delle fumetterie
ecco tutto-"

Dave McKean 2000

La prima volta che ho sentito parlare di Pictures that tick, la mia ammirazione per Dave McKean era appena cominciata; era in un articolo che Dave aveva scritto nel 1991 per la rivista History of the Photograph in cui parlava dell'uso della fotografia nel fumetto, e delle immense possibilità che poteva avere, nonostante i pregiudizi e preconcetti che si avevano a proposito. Da allora, McKean ha inserito il titolo Pictures that tick in ogni suo catalogo e portfolio, come fosse un'opera già uscita. Uscita non era, ma evidentemente gli stava a cuore. E finalmente, dieci anni dopo, eccola qua.
Con altri lavori, soprattutto Signal to Noise e Mr. Punch, Dave McKean ha già provato al mondo che si può usare la fotografia in modo creativo nel fumetto; non è più questo lo scopo di Pictures that tick, che non si limita alla fotografia. Raccoglie invero numerose storie brevi (alcune già edite) utilizzate con tutte le tecniche possibili mai osate da McKean, dando vita ad un superlativo e stupefacente compendio di sperimentazioni di narrativa visuale.

Spingere il fumetto verso i propri limiti, a costo di osare qualsiasi cosa; questa pare la parola d'ordine. Non esiste tecnica migliore di altre, non esistono sceneggiature o argomenti migliori di altri, esistono le storie e i modi infiniti in cui possono essere raccontate, e se qualcuno le ha già raccontate, allora non va bene, occorre trovare qualcos'altro, altrimenti si perde il gusto e l'amore per quello che si fa. Da questo nascono i primi esperimenti e le prime annotazioni per Pictures that tick: dal desiderio di non farsi condizionare da alcunché, di fare quello che si vuole purché non l'abbia ancora fatto nessuno e lasciarsi guidare dall'impulso più istintivo possibile. Dipingere con l'acrilico sopra a delle fotografie, lasciarlo seccare, graffiare via l'acrilico e ottenere immagini diverse sia dalla foto originale, sia dal dipinto sovrapposto. Queste immagini nuove, inedite anche per l'artista stesso, evocano situazioni o ricordi, idee che possono essere raccontante: suggeriscono quindi un testo e danno vita ad un azzardato mix di segni puerili e concetti adulti.

Tutto questo discorso per sole tre tavole? No, signori: pensate al concetto, ripensateci. E' il filo conduttore di tutto il volume.

"Ash" è una fiaba oscura, più lunga, stupenda, con lo stile pesantemente elaborato al MAC dei lavori più recenti. Vengono in mente le copertine di The Dreaming, ma più che altro colpiscono l'efficacia delle sequenze, l'atmosfera e le immagini mentali che si susseguono.

Deliziosa "Mixed Metaphores", più in stile Mr. Punch, del 1993. Titolo perfetto per pura poesia a fumetti. Nessuna parola, solo immagini sorprendentemente evocative. Più stilizzata e colorata, "Black Water" (1992) ne sembra una versione embrionale, con più testo e più colori, meno spoglia ed essenziale. Una sorta di punto di partenza dove il colore è anche l'argomento trattato.

Seguono tre esperimenti di composizioni fatte direttamente appoggiando oggetti sulla fotocopiatrice a colori. Divertissement realizzati con l'aiuto dei figli, giochi di parole e concetti visuali improvvisando davanti alla fotocopiatrice. Magistrale la tavola in cui le mani di McKean stesso appaiono, parte integrante della storiella, insieme ad una barchetta.

Altre due pagine di narrativa in bianco e nero, fitte di testo e disegni che si intrecciano, esattamente come le pagine del romanzo "Slow Chocolate Autopsy" scritto con Iain Sinclair. Qui il testo diventa immagine e l'immagine diventa testo; le forme si rimescolano vorticosamente. Leggiamo il testo ed è proprio lo scorrimento a scandire il ritmo della narrazione.

Poi molto spazio a due storie a più ampio respiro, interamente a china: in queste due storie il debito con il nostro Mattotti è evidente ai limiti del plagio (non che sia un'ispirazione di cui vergognarsi: McKean ha più volte ammesso che Fuochi di Mattotti rappresenta una delle più alte vette mai raggiunte dal fumetto, ed esistono fonti di ispirazione decisamente meno colte). Ancora una volta nessun testo, ma soltanto associazioni di idee, immagini e metafore, cambi di punti di vista e rimescolamento temporale. Non è il tratto o la tecnica ad avere importanza, qui, ma salta all'occhio immediatamente il tentativo di forzatura del linguaggio del fumetto, in ogni tipo di passaggio, closure, struttura. Senza tanto osare in termini di sequenzialità delle vignette (molto regolari) quanto nel concentrare l'intimità del fumetto, il cuore della narrazione insomma, nel margine, nello spazio vuoto. Il luogo dove accade tutto ciò che è narrato è nella nostra mente di lettori, non nelle immagini. Le immagini evocano, suggeriscono, forniscono informazioni, scintille e idee, e poi siamo noi a costruire la storia.

"Your clothes are dead" è l'ennesimo esperimento concettuale, dove l'accumulo di materiali misti, foto, giornali, colore vengono via via slavati ed eliminati dando luce ad una fotografia che appare pagina dopo pagina. Ancora una volta, l'impulso narrativo scaturisce dopo che si è elaborata e assemblata l'immagine.

L'ultima storia contenuta in Pictures that tick è emblematica: una mono/pagina intitolata "Under/Normal/Over" contenente tre riquadri viola. E un testo che spiega: "Se deliberatamente mantieni un negativo sottoesposto o sovraesposto, questa macchina si adatterà in modo da creare una stampa normale: presuppone che ci sia bisogno di questo aggiustamento per via un ERRORE UMANO". Anche una caratteristica della fotocopiatrice a colori è diventata un pretesto per raccontare o per suggerire un'idea, un concetto, qualcosa che ci fa pensare.

In quanti modi si può costruire un fumetto? In quanti modi si può narrare per immagini? Quanti tipi di closure si possono usare? Dove sta il racconto? Non esistono storie buone o cattive all'inizio, qualsiasi pretesto può essere valido per iniziare a raccontare, e qualsiasi tecnica può essere efficace. McKean è un maestro di narrazione, che sfugge a qualsiasi cliché, che rifiuta di fermarsi, che si rimette in gioco ogni volta. Ricordo i fans di Arkham Asylum inorriditi di fronte alla semplicità disarmante del primo albo di "Cages", lo so perchè anch'io ero disorientato... finché non l'ho letto. Riletto. E ancora. E ancora.


Dimenticavo:

PICTURES THAT TICK: SHORT NARRATIVE vol.1
di Dave McKean
Allen Spiegel Fine Arts, 2001
184 pagg. a colori (e che colori!), $45
Edizione limitata a 4000 copie.

Lo trovate in giro per un po'.


 

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