RROBE
messo all'angolo!

di Skalda 


Sono in ritardo, come al solito. Tutti gli altri hanno già consegnato i loro articoli e io non ancora. Ecco perché, per una volta ho preso un aereo, sì uno di quei maledetti aggeggi che hanno la brutta abitudine di cadere senza preavviso, e sono partito. Sono un pò inquieto, non dovrei dirlo, quando là fuori c’è un pubblico spietato e affamato di sangue pronto a scannarmi, ma questa è la prima volta che mi muovo senza il mio socio. Il topo e la faina ci chiamano, ma il mio soprannome, forse, deriva soltanto da un amore smodato per le gallinelle.

Roma, la “città eterna”, mi accoglie amorevole, con il suo confortevole smog, il suo chiasso e la sua confusione. Sì sento, che almeno per questa volta, non sentirò nostalgia di casa. Il tassinaro mi scruta sogghignando, gli dò l’indirizzo e accendo il portatile. Ripasso gli appunti.
Sto andando a trovare uno di quegli uomini che fanno finta di lavorare fornendo agli avidi lettori il necessario per riempire le loro vuote giornate. Non non è un trafficante di droga, è peggio, è un fumettista. Mi immergo nella lettura.


Roberto Recchioni, meglio conosciuto nell’ambiente come RRobe.
Nato nel ’74 a Roma, nel freddo mese di gennaio.
Data la sua salute cagionevole, ha visto il mondo attraverso le finestre degli ospedali, visitando parecchie della capitali europee e riportando da ogni visita qualche cucitura nuova.
Esordisce come sceneggiatore nel ’94 con DarkSide, testata supereroistica italiana che ha avuto l’ardire di sopravvivere per ben quattro numeri nelle edicole italiane.
Torna alla carica qualche anno più tardi, ma come disegnatore questa volta, con alcune produzioni minori e con il famigerato Pugno il primo “spaghetti manga” mai prodotto in Italia, ad opera della Comic Art.
Nel ’98, nella doppia veste di disegnatore e sceneggiatore, inizia la sua collaborazione con l’Eura Editoriale, dove realizza insieme a Lorenzo Bartoli la maxi-serie Napoli Ground Zero (che vede coinvolti anche Luca Rossi, Luca Bertelè, Leomacs, Stefano Piccoli, Riccardo Crosa…).
Sempre nel ’98, insieme a qualche altro compagno di sventure (tra cui il prode Diego Cajelli), fonda la Factory, casa editrice indipendente che sopravvive per due anni, producendo una notevole mole di materiale.
Nel 2000, sulle pagine di Lanciostory, realizza testi e disegni di Logan, serie western dai toni surreali e violenti.
In questo momento sta lavorando su una serie di storie libere e sta mettendo in cantiere qualche progetto con l’estero.


Mi siedo sullo sgabello accanto al tavolo da disegno. Lui mi guarda un pò incerto, poi decide di sedersi sulla sedia (evidentemente l’ha portata qui per me, è fuori posto in questa stanza quanto una pornostar in un convento). Sono leggermente più in alto di lui: mi piace guardarli dall’alto in basso, mi dà il controllo. Si inizia, attacco immediatamente col “tu”, senza preavviso, come si faceva una volta in polizia. Prima che tutti si rammollissero, che questo mondo andasse a rotoli. Ma forse no, il mondo è sempre lo stesso, così come lo è il mio lavoro: fare domande scomode.

I nostri lettori sono dei giovinastri con la puzza sotto il naso. Gente che compra cartonati di Manara con la scusa che si tratta di Fumetto d’Autore. Vogliamo dare alle amebe qualche indicazione per reperire il tuo lavoro? Dove pubblichi attualmente?

RRobe - Come sceneggiatorre e disegnatore su LancioStory e Skoprio, della Eura Editoriale, come editorialista su Cliffhanger! e Wildstorm della Magic Press.

La casa editrice Eura è una delle realtà editoriali più grandi ed importanti in Italia. Eppure spesso al Fandom fumettistico appare come una figura di sfondo, defilata. Forse ciò dipende dalla sua forte presenza in edicola e quasi nulla in fumetteria, nonché dalla partecipazione poco convinta alle fiere del fumetto. Ma nel 2000, forse per via del venticinquennale, la rotta sembra essersi invertita: una partecipazione di peso a Lucca 2000, e l’inaugurazione del sito Internet. Sono segnali che qualcosa sta cambiando?

RRobe - L’Eura è una casa editrice che ama tenere un basso profilo: Dago è un personaggio che gode di un foltissimo seguito (più di parecchi Bonelli) eppure, quanti della “critica specializzata” lo prendono in considerazione?
Negli ultimi tempi, quello che è veramente cambiato nell’Eura, è l’entusiasmo con cui si raffronta ai suoi lettori, e questo è sicuramente merito del suo sito internet e del suo forum.

Bene ora che ci siamo scaldati, e che ti senti un pò a tuo agio (se vuoi spengo questo faretto), passiamo a quello per cui sono venuto fin qui. Parliamo di tette e culi. A proposito, fu molto divertente quel tuo editoriale su Cliffhanger come ti è venuta l’idea (non essere troppo volgare, grazie) ?

RRobe – Nessuna idea, non mia almeno. Quando Pasquale (Ruggiero), mi chiese di prendermi cura degli editoriali di Mozzafiato! mi fece firmare un contratto in cui mi impegnavo a usare le parole “tette e culi” almeno tre volte in ogni pezzo che scrivevo e visto il mio livello culturale, la cosa non mi ha creato nessun problema.
E’ anche per questo che ritengo Pasquale una delle poche “teste pensanti” del panorama a fumetti italiano.

Veniamo a quello che ti dà da mangiare. L’Eura non è certo paragonabile alla SBE, e alle sue pubblicazioni per educande timorose di Dio (e degli uomini), ma immagino che ci siano delle regole di redazione. ( Ci sono regole, ovunque, nella vita. Ci sarebbero anche per le interviste, ma a me piace infrangerle ad una ad una.)

RRobe -In realtà a livello di sceneggiatura di regole ce ne sono ben poche. Posso scrivere praticamente di tutto(che poi è anche la ragione principale per cui lavoro tanto volentieri per l’Eura), l’unica cosa che devo tenere in conto è che le storie debbano mantere un buon livello di leggibilità ed essere comprensibili a tutti i lettori (quindi niente seghe-mentali e analisi del proprio ombelico, tanto care al “fumetto d’autore”). Sul versante disegni, vale più o meno lo stesso discorso, la leggibilità è l’unica regola.
Le uniche imposizioni che devo rispettare, sono quelle comuni a qualsiasi casa editrice che operi nella cattolicissima italia, quindi niente bestemmie (punibili a norma di legge) o immagini eccessivamente blasfeme (anche se in una storia ho messo un cattivo che come hobby bruciava le chiese... piene).

Ti hanno mai imposto dei cambiamenti? Qualcosa che avresti voluto fare e non hai potuto? Tira fuori i pettegolezzi, lo sai che ai lettori queste cose piacciono.

RRobe – Pochi e quasi tutti guidati dal buon senso editoriale.
Non si fanno storie di guerra “classiche” ad esempio... ma del resto il fumetto di guerra non ha più un pubblico da molti anni.
Non si pubblicano storie con rappresentazioni sessuali troppo espliciti, ma Skorpio e LancioStory sono fumetti per tutti e non pubblicazioni v.m. 18. L’unica cosa bizzarra che mi viene in mente è veramente di poco conto: l’Eura editoriale non ama i personaggi maschili in canottiera. Una volta mi sono dovuto ritoccare tutte le tavole in cui un tizio appariva con questo capo intimo che tanto successo ha dato a Bruce Willis. Come vedi, è roba da poco.

Quando già lavoravi stabilmente all’Eura, sei stato co-fondatore della Factory. Esperienza indipendente ora completamente conclusa. Cosa ti ha spinto a farlo? Oltre alla fama di denaro e di successo, ovviamente. Sentivi di aver qualcosa da dire che in Eura non era ti era possibile esprimere?

RRobe - No, era solo la fama di denaro e successo.
Scherzi a parte, la Factory è nata dalla voglia di fare “altro”. Non che questo “altro”, fosse necessariamente impubblicabile da parte dell’Eura (Battaglia, ad esempio, non avrebbe avuto eccessivi problemi a trovare spazio su Lanciostory o Skorpio), ma semplicemente l’Eura non poteva assorbire tutta quella mole di materiale in più e noi comunque avevamo voglia di proporci in maniera “imprenditoriale” sul mercato.
Ovvio che poi con la libertà, ci siamo anche presi qualche licenza.

Battaglia e LostKids non è che fossero così forti diciamocelo. Zelda è sicuramente più esplicito, ma in questo caso la creatrice del personaggio è Laura (???) Scuderi, correggimi se sbaglio.

RRobe – Flavia. Flavia Scuderi. No, il personaggio è stato ideato da entrambi. L’idea era provare a fare gli stessi soldi che il Palumbo nazionale faceva con la sua Tosca. In effetti Zelda è stato il fumetto più venduto della Factory, ma sinceramente io credo che come temi fosse molto più forte Battaglia.

La tua ultima serie pubblicata è Logan. Appena conclusasi su LancioStory N.20. Noto che spesso utilizzi protagoniste femminili per le tue storie: una scusa per inserire scene di nudo? O lasci questi espedienti a Serra con Legs?

RRobe – Se non disegno donne e pistole, mi annoio. Molto meglio disegnare “tette e culi” piuttosto che “bicipiti e addominali”.
Per quello che riguarda le pistole invece, qualcuno potrebbe venire a tirar fuori la solita vecchia storia della metafora sessuale... ma sinceramente l’ho sempre trovata ridicola.

Anch’io.
Parlando dei fumetti che fai mi vengono in mente i tuoi genitori (poveracci): cosa hanno detto quando hanno saputo che volevi fare il fumettista? Hanno pensato prima ai pornazzi di Barbieri (ah, quanti dolci ricordi) o a Topolino (sempre preferito Minnie a Paperina, io)?

RRobe – Hanno semplicemente lasciato che io prendessi la strada che più mi piaceva... e per questo li rimprovero ancora: se invece di lasciarmi tutta questa libertà, mi avessero indirizzato verso un’attività più proficua a colpi di spranga, ora saremo una famiglia molto più ricca e serena.

E la tua ragazza cosa dice?

RRobe – avrebbe qualcosa da dire, se non mi avesse piantato qualche tempo fa per andare a lavorare per la Disney Italia a Milano. Sono i rischi che si corrono a mettersi con disegnatrici dotate di straordinario talento. Comunque l’ho presa bene e non porto rancore all’idustria del fetido ratto.

Parliamo di cinema. Qual è l’ultimo film porno che hai visto? Non fare il furbo, tanto lo verrei a sapere comunque.

RRobe – Rocco meet Kelly. Splendido film, ottime le performance di contorno e fortissimo il rapporto (professionale) tra Kelly e Rocco.

Non è bello vedere certi film da solo, sono esperienze che si devono condividere. Domanda d’obbligo: erotismo o pornografia?

RRobe – Pornografia. Più è hardcore, meglio è. L’erotismo è solo un’ipocrisia televisiva.

Bella frase. Non pensare di potertela cavare così. Chiarisci, prego.

RRobe – L’erotismo, di solito, è solo il paravento dietro cui ci nasconde per vendere roba grazie al sesso, ma non ammetterlo. E’ roba per la televisione pruriginosa o per “autori” che vogliono darsi un tono.
Anais Nin, quando scriveva Il Delta di Venere, non diceva di fare “erotismo” ma pornografia, e questo non sminuisce di una virgola il valore della sua opera... anzi.
La pornografia è rimasta una delle poche forme espressive che non cercano di spacciarsi per quello che non sono.

Ti piacerebbe fare un fumetto erotico, anzi, scusa, pornografico? E nel caso, testi e disegni o solo uno dei due?

RRobe - Ho qualcosina nel cassetto che primo o poi vedrà la luce. Testi e disegni comunque, anche perché sto riducendo al minimo il mio lavoro su testi degli altri.

Ti sei sempre dedicato a fumetti di “genere”. Hai, addirittura iniziato coi supereroi, per poi toccare fantascienza, giallo, western, erotico.

Cosa preferisci? Ma soprattutto c’è un genere che ritieni migliore (per te, per quello che vuoi esprimere, scusa la parolaccia) di un altro?

RRobe – Personalmente nel “genere” ci sguazzo. E’ la forma espressiva che conosco meglio e quella che amo di più. Non credo di avere un tipo di “genere” che preferisco, quello che mi piace sono le regole e gli stereotipi tipici di questa forma di comunicazione: mi piace rispettarli oppure inquadrarli sotto nuovi punti di vista, o ironizzarci sopra... trovo che Scream (il primo) sia un film illuminante sotto questo punto di vista (come anche Tom Strong nel campo dei fumetti)...

I generi hanno delle regole. Stilemi, punti fissi, aspettative del lettore che vanno soddisfatte. E parlando di regole torniamo al punto centrale dell’intervista. Ritieni che la creatività sia bloccata o stimolata dalle regole del “genere”?

RRobe – A mio modo di vedere, senza regole, la creatività non ha modo di svilupparsi e affinarsi.
Più un codice è costrittivo, e più l’autore deve (o dovrebbe) ingegnarsi per aggirarne e superarne i limiti senza tradire le regole imposte. Quando si ha a disposizione una libertà totale, si finisce a fare prodotti vuoti che rispondono solo alle esigenze dell’autore che li ha realizzati.
Moebius si è scusato, parecchi anni dopo, per il Garage Ermetico.
Yodorowsky non si è mai scusato... ma dovrebbe.

Ci sono autori che si sono auto-imposti regole strettissime. Sto pensando ai 24-hour comic di Scott McCloud (vedi sito), all’Oulipo dell’Association, al Dogma di Morgante-Pepe. Cosa pensi di questi esperimenti?

RRobe – Penso, prima di tutto, ci sia una notevole differenza tra il ragionamento alla base del lavoro di McCloud e la superficilità e “fighetteria” che invece traspare da quello di Morgante (non parlo di quello di Pepe perché lui è un disegnatore bravissimo) , e non mi sentirei di accostarli in nessuna maniera.

Al di là del valore dei singoli fumetti in particolare, tra di essi non si può certo trovare l’erede di V for Vendetta o della Ballata di Pratt, cosa pensi dell’utilità di imporsi simili limiti?

RRobe – Prendendo in esame solo il lavoro di McCloud, trovo che sia una sorta di gioco intelletuale molto divertente... ma rimane comunque solo un gioco.

La tavola disegnata è un limite abbastanza grande? So che hai tentato la strada della sceneggiatura televisiva.

RRobe – l’ho tentata e sto continuando a tentarla. Le ragioni sono quelle di sempre: soldi.

E per quanto riguarda l’estero? Sappiamo che hai fatto alcuni tentativi. Cosa è andato male?

RRobe – Qualcosina ha anche visto la luce, ma in effetti, fino ad ora le cose non hanno dato i frutti sperati. Cosa è andato male? Vorrei dirti che è stata colpa di un mercato miope, dominato da oscuri giochi di potere... , ma penso che sarebbe più onesto dire che probabilmente non abbiamo proposto un prodotto sufficentemente buono.

Ok, grazie di tutto. Ti lascio libero. Le ultime righe sono per te. Considera che ProGlo ha una diffusione molto limitata, vuoi toglierti un sassolino dalla scarpa? (E’ una metafora, lo so che porti le ciabatte in casa…)

RRobe – No, di solito i sassolini preferisco togliermeli davanti a quelli che ce li hanno messi.


E questo è tutto. Ringrazio, e dò un'ultima occhiata a questo cosiddetto studio d'artista. Non riesco a trattenere un sogghigno. Poi saluto e me ne vado. Ho tanta strada da fare per tornare nelle confortevoli nebbie che avvolgono casa.


 

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