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HERCULES IL RITORNO DELLA GRANDE AVVENTURA
di
Sheovan
Questa
è la storia di un tempo lontanissimo
Il tempo dei miti e delle leggende.
Gli antichi dei erano crudeli e meschini
Soltanto un uomo osò sfidare la loro potenza: Hercules
Hercules era in possesso di una forza sconosciuta sulla terra,
una forza superata solo dal suo coraggio.
Ma, dovunque andasse, era perseguitato dalla matrigna Giunone,
la potentissima regina degli dei.
L'eterna ossessione di Giunone era quella di annientare Hercules:
lui era la testimonianza vivente dell'infedeltà di Giove.
Finché degli esseri umani avessero invocato aiuto
Ci sarebbe sempre stato un uomo pronto a correre in loro soccorso,
incurante delle difficoltà:
Hercules!
Queste
parole aprono la sigla della serie Hercules: The Legendary Journeys,
prodotta da Sam Raimi e Robert Tapert che dopo sei stagioni ha terminato
la sua corsa. Serie che ha avuto un notevole successo, ha generato
lo spin-off Xena (con protagonista l'omonima "principessa
guerriera", interpretata da Lucy Lawless) e ha ispirato numerosi
serial - fotocopia come Sinbad (con protagonista il personaggio
di Le mille e una notte) Tarzan (nel quale l'immortale
eroe della giungla viene riproposto in avventure più fedeli
ai romanzi originali del suo creatore Burroghs) e Conan (così
il personaggio howardiano raggiunge la televisione, l'unico media
che gli mancava).
Raimi e Tapert hanno saputo rileggere piuttosto
bene gli stilemi dei peplum movies, rivisitandoli in chiave
postmoderna. Hercules (interpretato dall'ex modello Kevin Sorbo)
è il classico eroe palestrato in stile peplum (alla
Steve Reeves, insomma), ma è anche una sorta di giustiziere
solitario che va on the road a sedare i torti. Ha quindi
un po' di Clint Eastwood, ma in versione molto più solare.
Come nei classici peplum l'antichità è riletta
in chiave favolistico - avventurosa, e non storico - archeologica,
ma in questo caso la Grecia di Hercules è in parte una sorta
di medioevo fantasy (basti pensare ai costumi, più
pseudomedioevo che antica Grecia), ma anche una metafora della società
contemporanea.
Così l'intolleranza nei confronti dei centauri
è simile a quella nei confronti di tutti i "diversi",
capro espiatorio di tutto quanto va male in una società ("diversi"
che possono essere neri, ebrei, ma anche bianchi, come si è
visto in Zimbabwe, dove il presidente Mugabe aizza l'odio nei loro
confronti per conservare il potere, un po' come facevano i sovrani
spagnoli con i moriscos).
Nell'adattamento italiano, anziché tradurre Hercules
con lo scipito Ercole si è preferito lasciare il nome
inglese - e latino - del personaggio, in effetti più suggestivo,
mentre tutti gli dei hanno il nome latino nella versione italiana
(Venere, Marte etc), e quello greco (Afrodite, Ares, etc.) in quella
originale. Hercules con l'amico Iolao o con il trafficone Salmoneo
affronta malvagi stregoni, tirannici sovrani, mostri orrendi e,
nelle prime stagioni, la perfida matrigna Giunone. Nelle ultime
stagioni il nemico numero uno è il fratellastro Marte (interpretato
da Kevin Smith, nessuna parentela con l'omonimo regista di Clerks
e di Dogma), dalla malvagità quasi caricaturale, ma
molto adatto come villain, visto che può competere
alla pari con Hercules negli scontri fisici.
Con il progredire della serie ha acquisito sempre più importanza
il "re dei ladri" Autolico (interpretato dall'attore -
feticcio di Raimi, Bruce Campbell), un po' Robin Hood, un po' mago
del furto (usa metodi modernissimi, come la Catherine-Zeta Jones
del bruttissimo Entrapment ), finto cinico, ma in realtà
cuor d'oro. Autolico è forse un personaggio più moderno
di Hercules, che è una sorta di archetipo dell'eroe, dell'eroe
vero.
Nell'universo di Hercules tutto può
accadere: ci sono le mummie egizie, la mitica Atlantide, il signore
dell'Ade Plutone è un dark ante litteram. Si respira la Grande
Avventura, ormai quasi sparita dalle serie televisive (anche nei
telefilm il ritmo è quello della soap opera). C'è
un potente sense of wonder che non può che coinvolgere
lo spettatore.
E' il sense of wonder
dei migliori fumetti supereroistici, e infatti la serie, specie
nelle ultime stagioni, ha molte caratteristiche di un serial supereroistico.
Questo anche grazie all'arrivo, nelle vesti di consultant producer,
di Gerry Conway, ex scrittore di fumetti (è lui uno dei responsabili
della morte di Gwen Stacy, l'amatissima ragazza dell'Uomo Ragno).
La quinta stagione si apre con la morte di Iolao, il migliore amico
di Hercules, ucciso dal dio del male Dahak. Hercules, distrutto
dal dolore, fa un lungo viaggio: va in Irlanda, dove incontra i
druidi e la malvagia semidea Morrigan, che porta dalla parte del
Bene e che diventa il suo grande amore (ma i due non possono stare
insieme, hanno doveri nei confronti del loro popolo - Greci e Celti),
incontra gli dei nordici - Thor, Odino, Loki - in un Asgard che
ha molto di marvelliano (quest'episodio è scritto proprio
da Gerry Conway, per quasi un decennio autore dei testi del dio
del tuono). Tornato in Grecia, il Nostro scopre che Dahak ha preso
possesso del corpo (e, in parte dell'anima) di Iolao e sta per conquistare
il mondo: alla fine Hercules e Iolao vincono, Dahak è sconfitto,
e Iolao trova la pace. Hercules affronta anche Cesare (nell'universo
di Hercules coesistono faraoni egiziani, babilonesi e romani), che
vuole invadere l'Irlanda di Morrigan, e insegna l'umiltà
ad Artù (mandato da Merlino indietro nel tempo). Hercules
va persino in un universo parallelo dove lui è malvagio,
e dove incontra un altro Iolao, che Hercules porta nel suo universo.
E, alla fine della stagione, il vero Iolao torna in vita, pronto
a seguire Hercules in nuove avventure.
Come si è visto in questo riassunto,
i topoi marvelliani (e non solo) regnano supremi in questa
stagione: Morte dell'Amico, Sofferenza dell'Eroe, Amore Contrastato,
Amico Diventato Malvagio, Universo Parallelo, Resurrezione Amico
Morto. Supremi, spudorati, ma anche tremendamente affascinanti.
E non manca il tema dell'identità segreta: ci sono episodi
ambientati nell'epoca attuale, dove gli attori della serie interpretano
i produttori e gli sceneggiatori di Hercules (Bruce Campbell,
ad esempio, è Robert Tapert), ma si scopre che Kevin Sorbo
è in realtà il vero Hercules, che si finge un attore.
E, come in certe serie degli Anni Ottanta (Excalibur, She-Hulk),
non manca un lato campy: un episodio, ad esempio, è
una sorta di remake di A qualcuno piace caldo, con Autolico
e Salmoneo al posto di Tony Curtis e Jack Lemmon.
Hercules è più avvincente di non
pochi fumetti di supereroi attualmente pubblicati (non che sia un
gran complimento...) e non è un caso che lo stesso Bruce
Campbell anni fa abbia dichiarato che, secondo lui, Indiana Jones
era il personaggio a fumetti che riusciva meglio al cinema. Molto
spesso film e serial televisivi non tratti da fumetti sono molto
più fumettistici di altri che magari usano personaggi dei
comics, ma stravolgendoli (anche perché sovente realizzati
da persone che non conoscono e non amano i fumetti). Raimi girerà
il film dell'Uomo Ragno: con il suo background sembra il regista
adatto. Ma le sue ultime pellicole sono state piuttosto deludenti,
basti pensare al è stato il melensissimo Gioco d'amore,
con il sempre più bolso Kevin Costner, o al passabile ma
scipito The Gift.
Speriamo che Giove lo illumini…

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